Canzonissima vince la sfida degli ascolti, ma Amici tiene botta. Elio Germano racconta Berlinguer
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La serata televisiva di sabato 25 aprile, in barba alle festività e alle tradizionali cene tra parenti, ha consegnato un verdetto netto ai vertici di viale Mazzini: il ritorno di “Canzonissima” – almeno in questa prima edizione affidata alle cure di Milly Carlucci – ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nella guerra dell’Auditel, riuscendo a insidiare quella corazzata di Canale 5 che risponde al nome di “Amici”. Eppure, a guardare bene le pieghe della programmazione, non è stata solo una questione di numeri o di fedeltà al telecomando, bensì una vera e propria prova di forza tra modelli narrativi opposti: da un lato la celebrazione nostalgica della canzone italiana, orchestrata con la solita eleganza un po’ artefatta da Carlucci, e dall’altro la macchina da guerra del talent puro, capace di sfornare storie e litigi in studio come nel migliore dei casi.
Prendiamo “Canzonissima”, andato in onda su Rai 1 a partire dalle 21:30. La finale di questa edizione ha riservato la sorpresa più attesa, incoronando Fabrizio Moro vincitore assoluto con la sua interpretazione di “Il mio canto libero”. Un verdetto, questo, che sa di rivalsa per il cantautore romano, capace di imporsi su giganti del calibro di Riccardo Cocciante – la cui “Margherita” ha comunque emozionato la platea – e su Arisa, la quale, come segnalato da più parti, ha regalato una delle performance tecnicamente più riuscite della serata. Non è mancata, durante la diretta, la conferma di una seconda edizione per l’anno venturo, annuncio che Milly Carlucci ha accolto con visibile soddisfazione nonostante qualche critica avesse sottolineato l’eterogeneità di una giuria composta (a dire dei puristi) da volti più televisivi che musicali.
La controfferta di Canale 5 e l’azione su Rai 2
Sull’altro fronte, Maria De Filippi non molla la presa. Il serale di “Amici 25”, trasmesso in contemporanea su Canale 5, ha opposto alla nostalgia rai la freschezza (e la tensione) della gara tra i giovani allievi. Alessandro Cattelan, alla guida della kermesse, ha gestito le esibizioni dei nove concorrenti rimasti in gara, suddivisi tra cantanti e ballerini, mentre in cabina di regia la giuria composta da Gigi D’Alessio, Elena D’Amario e Amadeus – affiancati dal giudice speciale Cristiano Malgioglio – ha dispensato voti e, immancabilmente, qualche strale polemico. Una serata ricca di ospiti, tra i quali spiccavano le performance dal vivo di Ermal Meta e la verve comica di Alessandro Siani, a dimostrazione di come la macchina Mediaset sappia comunque garantire un intrattenimento solido e collaudato, capace di assorbire il colpo inferto dal revival della Carlucci.
Ma il palinsesto della serata offriva molto più di un semplice dualismo. Su Rai 2, chi ha deviato il canale ha trovato l’adrenalina pura di “The Rookie”, giunto alla sua settima stagione. Le vicende del pattugliatore John Nolan, interpretato da Nathan Fillion, si sono fatte più cupe nell’episodio intitolato “Chiodo fisso”, dove la caccia al criminale Jason si intreccia pericolosamente con l’arrivo di un misterioso “Malvado”. Una scelta, quella di affidarsi alla serie action, che ha permesso alla rete diretta da Carlo Freccero di intercettare un pubblico maschile e giovane, spesso refrattario alle luci dei varietà musicali.
La memoria storica di Rai 3 e l’intrattenimento family
È su Rai 3, però, che la programmazione ha toccato il suo picco più alto in termini di spessore culturale. Approfittando della ricorrenza del 25 aprile, seppur senza sottolineature retoriche, la rete ha proposto in prima visione “Berlinguer – La grande ambizione”, il film evento diretto da Andrea Segre. Un’opera coraggiosa, quella incentrata sulla figura del leader del Partito Comunista Italiano, che si concentra sul quinquennio più drammatico della storia repubblicana (1973-1978): dall’attentato di Sofia alla strategia del Compromesso Storico, fino al tragico epilogo del rapimento Moro. Elio Germano, del cui talento trasformativo ormai nessuno più dubita, restituisce sul piccolo schermo un ritratto intimo e sfaccettato, lontano dai cliché celebrativi e molto vicino all’umanità privata di un gigante politico.
Per chiudere il cerchio delle proposte, non sono mancate le opzioni più leggere. Italia 1 ha puntato tutto sulla family entertainment, trasmettendo “Kung Fu Panda”, l’irresistibile avventura animata del panda Po che, tra arti marziali e risate, si addice a un pubblico generalista e giovanissimo. Un’offerta, questa, che ha bilanciato la tensione poliziesca di “The Rookie” e la profondità del film di Rai 3. Infine, Rete 4 si è affidata alla tradizione senza tempo, riproponendo un classico della commedia all’italiana con “Don Camillo monsignore… ma non troppo”, con Fernandel e Gino Cervi, una sorta di amuleto seriale che rassicura il telespettatore più fedele. La sfida del sabato sera, insomma, si è rivelata un mosaico complesso dove ogni tassello aveva un suo preciso perché.




