Strage di Brandizzo, udienza rinviata: rabbia dei familiari a Ivrea
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Redazione Interno
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È cominciata a Ivrea l'udienza preliminare per la strage di Brandizzo, ma la prima giornata del procedimento si è chiusa con un rinvio al 28 ottobre e con le proteste dei familiari delle vittime per gli spazi messi a disposizione nel Palazzo di Giustizia. Al centro del processo ci sono le responsabilità per la morte dei cinque operai travolti da un treno mentre lavoravano sui binari nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023. La prima udienza è stata dedicata soprattutto alle richieste di costituzione di parte civile, mentre le difese hanno ottenuto che la loro valutazione fosse spostata alla prossima data.
La protesta per le due aule separate nel tribunale di Ivrea
La gestione degli spazi ha provocato le contestazioni più immediate. Per accogliere imputati, avvocati, persone offese e altri soggetti coinvolti erano state predisposte due aule collegate in audio e video, ma la soluzione ha finito per separare una parte dei familiari dagli imputati. Una condizione che i parenti degli operai non hanno accettato senza protestare: la richiesta è quella di poter assistere al procedimento nello stesso ambiente e vedere direttamente le persone chiamate a rispondere delle accuse. Anche alcuni legali hanno criticato duramente la capienza degli spazi giudiziari predisposti per un procedimento che coinvolge un numero molto elevato di persone.
Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe, ha espresso apertamente l'amarezza all'uscita dal tribunale. Ha contestato il rinvio e soprattutto l'impossibilità, nelle condizioni organizzative predisposte, di avere davanti agli occhi gli imputati. Per i parenti questo aspetto ha anche un significato personale, dopo oltre tre anni trascorsi dalla notte in cui persero i loro cari. La protesta non riguarda dunque il merito delle decisioni giudiziarie ancora da assumere, ma le modalità concrete con cui è stata organizzata la partecipazione alla prima giornata del procedimento.
Ventuno persone e tre società nel procedimento
L'inchiesta della Procura di Ivrea ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 21 persone e per tre società: Rfi, Sigifer e Costruzioni Linee Ferroviarie. I lavoratori deceduti erano Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Saverio Lombardo, dipendenti della Sigifer impegnati in un intervento di manutenzione sulla linea Torino-Milano. Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono omicidio colposo plurimo, disastro ferroviario colposo e violazioni della normativa sulla sicurezza del lavoro. Spetterà al giudice dell'udienza preliminare valutare le diverse posizioni e decidere quali dovranno approdare al giudizio.
Tra gli imputati figura anche Antonio Massa, caposcorta di Rfi presente sul posto la notte della tragedia. La sua legale Maria Grazia Cavallo, insieme ad Antonio Maria Borello, si è fermata a parlare con i giornalisti davanti al tribunale e ha spiegato che per il suo assistito essere presente personalmente rappresentava un dovere. Il procedimento comprende figure collocate a differenti livelli della filiera interessata dai lavori ferroviari, dal personale operativo ai dirigenti delle aziende coinvolte. L'indagine ha prodotto una quantità eccezionale di documentazione, con faldoni cartacei, intercettazioni e decine di terabyte di materiale digitale acquisito durante gli accertamenti.
Le costituzioni di parte civile e il presidio davanti al tribunale
La prima giornata avrebbe dovuto affrontare in particolare le numerose domande di costituzione di parte civile. Tra i soggetti che hanno annunciato o presentato la richiesta figurano organizzazioni sindacali, enti e associazioni impegnate sul terreno della sicurezza sul lavoro, oltre naturalmente ai parenti degli operai. Anche il Comune interessato dalla tragedia ha scelto di partecipare al procedimento. La quantità delle istanze e le eccezioni sollevate dalle difese hanno contribuito allo slittamento della loro valutazione, che sarà affrontata alla ripresa dell'udienza preliminare.
Fuori dal Palazzo di Giustizia si è svolto anche un presidio al quale ha partecipato una rappresentanza de “Il Mondo che Vorrei”, l'associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio. La presidente Daniela Rombi ha spiegato che la presenza a Ivrea aveva lo scopo di testimoniare vicinanza ai parenti dei lavoratori morti sui binari. La partecipazione dell'associazione nasce dall'esperienza giudiziaria vissuta dopo il disastro ferroviario toscano e da un impegno di solidarietà già manifestato alle famiglie durante le iniziative organizzate in precedenza a Brandizzo.
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