Congo, l'M23 raduna Goma mentre l'offensiva si espande a Sud Kivu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Goma, città simbolo del Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, è oggi teatro di un evento senza precedenti: il primo congresso pubblico del movimento ribelle M23, organizzato nello Stadio dell’Unità. La manifestazione, che ha attirato una folla numerosa e inquieta, segna un ulteriore passo nella consolidazione del potere del gruppo armato, che da oltre una settimana controlla la città dopo violenti scontri. Fonti delle Nazioni Unite stimano che i combattimenti abbiano causato quasi tremila morti, un bilancio che conferma la brutalità di un conflitto spesso dimenticato dalla comunità internazionale.

Mentre i leader dell’M23, tra cui Corneille Nangaa, capo di una coalizione politico-militare che include il movimento, si preparano a rivolgere alla popolazione proclami carichi di retorica, i miliziani hanno lanciato una nuova offensiva verso il Sud Kivu. Questa mossa, sostenuta – secondo diverse fonti – dal vicino Rwanda, mira a estendere il controllo territoriale del gruppo, nonostante un cessate il fuoco unilaterale proclamato nei giorni scorsi. Gli scontri, tuttavia, non si sono fermati: nella provincia del Sud Kivu, nel territorio di Kalehe, sono stati segnalati attacchi alle posizioni dell’esercito regolare congolese, con la popolazione civile costretta a fuggire in preda al panico.

La situazione a Goma, intanto, rimane tesa. La città, già provata da anni di conflitti e instabilità, è stata scossa da un’ondata di violenza che ha raggiunto il suo apice il 27 gennaio, quando un’evasione di massa dal carcere cittadino ha innescato una serie di eventi drammatici. Quella mattina, prima che il sole sorgesse, la città è stata travolta da un’escalation di brutalità che ha lasciato dietro di sé distruzione e morte, aggiungendo un altro capitolo oscuro a una guerra che sembra non conoscere fine.

L’M23, nato nel 2012 come movimento di ribellione contro il governo centrale, è tornato alla ribalta negli ultimi mesi, rafforzando la sua presenza nell’est del Paese. Le accuse di sostegno esterno, in particolare dal Rwanda, sono state ripetutamente avanzate da Kinshasa e da osservatori internazionali, sebbene Kigali neghi ogni coinvolgimento. Intanto, la popolazione congolese continua a pagare il prezzo più alto, intrappolata in un conflitto che non accenna a placarsi, nonostante gli appelli alla pace e i tentativi di mediazione.

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