Emanuele Filiberto e il mea culpa su Clotilde Courau: «Ho sbagliato a non dirle di Adriana Abascal»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un’intervista concessa al Corriere della Sera, Emanuele Filiberto di Savoia ha dipanato i fili della sua esistenza, intrecciando memorie personali e pubbliche ammissioni con un tono che, pur nella sua franchezza, non ha ceduto a compiacimenti. L’erede di Casa Savoia ha tracciato un bilancio della propria vita, descrivendola come un percorso costellato di iniziative imprenditoriali e progetti di solidarietà, ma anche di errori dei quali oggi assume la piena responsabilità. Ha parlato di sé come di una persona semplice, nonostante la casata di appartenenza, consapevole della fortuna avuta e della necessità di costruire, attraverso esperienze come la partecipazione a “Ballando con le Stelle” o al Festival di Sanremo, un rapporto diretto con il pubblico.
Il riconoscimento di un torto coniugale
Tra le riflessioni più significative, spicca il mea culpa rivolto a Clotilde Courau, la moglie da cui è separato. «Ho sbagliato a non parlarle immediatamente di Adriana Abascal», ha dichiarato, riferendosi alla relazione con la modella spagnola. L’ammissione, seppur circoscritta a una mancanza di comunicazione in un periodo in cui la separazione era già in atto, delinea una forma di rispetto tradito: la consorte, infatti, ha appreso la notizia non dal marito ma attraverso le pagine dei giornali. «Anche se eravamo già separati, avrei dovuto informarla prima», ha aggiunto, riconoscendo in quel silenzio un gesto inappropriato. In un altro passaggio, l’ha definito esplicitamente un tradimento, un termine che racchiude in sé un peso specifico maggiore di una semplice omissione.
Ricordi di famiglia e una filosofia di vita
Il racconto si è poi spostato sul terreno più intimo degli affetti e delle paure. A emergere, con una certa nitidezza, è la figura del padre, il cui congedo dalla vita è stato descritto con parole cariche di una rassegnata consapevolezza: «Prima di morire mio padre ci disse 'questa è la mia ultima sera'». Un’esperienza che, unita ad altre, ha forgiato la sua personale visione dell’esistenza, tanto da affermare che a spaventarlo non è la morte in sé, bensì la malattia e la sofferenza che possono precederla. I ricordi felici, invece, affiorano da un passato più lontano, da una vacanza newyorkese in cui la famiglia reale si era spogliata dei formalismi, vivendo senza servitù e con il padre che si cimentava nella preparazione delle uova a colazione.
Un rapporto complesso con l’Italia
Non poteva mancare un accenno al suo legame con l’Italia, un rapporto che definisce “semplice” nonostante le complessità storiche e le divisioni che il cognome Savoia inevitabilmente evoca. Agli italiani ha rivolto un ringraziamento collettivo, includendo in esso, con una punta di provocazione, anche coloro che non provano simpatia per la sua persona, affermando che «il problema è loro». Un messaggio che suona come un’assunzione di identità, senza remore o tentativi di piacere a tutti i costi. Sul fronte politico, infine, ha usato una metafora tratta dal mondo della dipendenza per chiudere definitivamente la porta a qualsiasi ipotesi di candidatura, paragonando la sua scelta alla risoluzione di un alcolista: «Per oggi non bevo».




