Unifil sotto attacco nel sud del Libano: razzo cade dentro la base italiana di Shama
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Redazione Esteri
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Il pomeriggio di ieri, nella zona di Shama, roccaforte del contingente italiano dell’Unifil Sector West, è stato squarciato da un boato secco e improvviso. Un razzo, la cui origine resta al momento avvolta in un alone di incertezza nonostante i rilievi in corso, è precipitato all’interno del perimetro militare, colpendo un’area solitamente ad alta sicurezza. La polvere, sollevatasi immediatamente dopo l’impatto, si è mescolata al rumore del metallo lamiere contorto; gli uomini in servizio – addestrati a reagire in frazioni di secondo – hanno cercato riparo tra le strutture corazzate, mentre i primi rapporti parlavano di danni contenuti. Nessun militare italiano è rimasto ferito, e le uniche conseguenze materiali accertate sono lievi ammaccature a un veicolo in dotazione.
L’ennesimo episodio in una regione già infiammata
Non si tratta, va detto, di un incidente isolato. La base di Shama, che coordina le attività di peacekeeping lungo la Linea Blu, era già stata bersaglio di tensioni crescenti nelle ultime settimane; stavolta, però, la caduta del razzo all’interno del recinto solleva interrogativi precisi sulla dinamica. Gli accertamenti – condotti dagli stessi caschi blu insieme a elementi locali di collegamento – cercano di stabilire se il proiettile sia stato lanciato da Hezbollah, da fazioni palestinesi indipendenti, oppure se si tratti di un fuoco “amico” proveniente da schermaglie tra esercito libanese e milizie. Quel che è certo, al momento, è la mancanza di vittime e la rapidità con cui i vertici della missione hanno isolato l’area.
Giornata calda anche sul fronte diplomatico
Proprio mentre a Shama si contavano i danni, un’altra partita decisiva si giocava lontano dal teatro libanese. Da Teheran, infatti, è arrivata una presa di posizione netta: la Repubblica Islamica ha smentito ogni coinvolgimento nell’attacco a un cargo coreano nello Stretto di Hormuz, un episodio che aveva fatto temere una nuova escalation navale. «Non siamo stati noi», hanno fatto sapere fonti vicine al ministero degli Esteri iraniano, aggiungendo però che la risposta alla proposta americana – quel pacchetto di 14 punti per la pace che Washington ha tentato di rilanciare – è attesa proprio oggi. Una risposta, quella di Teheran, che potrebbe cambiare gli equilibri in Medio Oriente, anche se nulla filtra sui contenuti specifici del documento.
Trump e l’orizzonte negoziale
A margine di queste evoluzioni, la Casa Bianca – con Donald Trump presidente da ormai più di un anno, quindi ben oltre l’effetto “novità” della sua rielezione – guarda con cauto ottimismo ai segnali provenienti dal Golfo. Secondo i media statunitensi, l’intesa preliminare prevedrebbe, nelle bozze circolate tra i diplomatici, una moratoria del programma nucleare iraniano in cambio dello sblocco dei fondi congelati e di una ridefinizione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Nessuna firma è ancora stata apposta, ma l’attesa per la replica di Teheran – che potrebbe arrivare nelle prossime ore – tiene col fiato sospeso le cancellerie. Nel frattempo, nel sud del Libano, i soldati italiani dell’Unifil continuano a pattugliare strade polverose e a raccogliere frammenti di un razzo che, per fortuna, non ha fatto vittime.




