De Laurentiis rifiuta 2,2 miliardi per il Napoli: «Non vendo»
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Redazione Sport
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Aurelio De Laurentiis ha ribadito che il Napoli non è in vendita e ha spiegato perché ha respinto una proposta di acquisto superiore a 2,2 miliardi di euro avanzata da un gruppo di investitori rappresentato dall’imprenditore italo-americano Matt Rizzetta. Intervenuto a Radio Kiss Kiss Napoli, il presidente azzurro ha ricostruito i passaggi del confronto con i potenziali acquirenti, soffermandosi sulle condizioni economiche e sulle garanzie richieste per il futuro della società. Il nodo, nelle sue parole, non riguarda soltanto la valutazione del club, ma anche la gestione successiva a un eventuale cambio di proprietà.
La trattativa si è fermata prima della due diligence
Il primo contatto risale a circa un anno fa, quando Rizzetta chiese un incontro al patron azzurro, che ha raccontato di non conoscere personalmente l’imprenditore. Dopo i primi colloqui, le parti coinvolsero i rispettivi avvocati con l’obiettivo di avviare una due diligence, cioè un esame approfondito della società per verificarne la situazione e gli elementi necessari a valutare l’operazione. «Volevamo fare una valutazione per capire cosa ci fosse dietro tramite una due diligence ma non è mai iniziata», ha spiegato il presidente. Il confronto, dunque, non arrivò alla fase di verifica approfondita che avrebbe consentito di esaminare concretamente l’operazione.
Un altro ostacolo riguardava la struttura dei pagamenti. La proposta prevedeva una parte della somma alla firma e il versamento della quota restante nell’arco di tre anni. Per il proprietario del club, una formula di questo tipo non offriva le garanzie necessarie per procedere, soprattutto considerando il peso delle decisioni legate alla gestione e alla continuità aziendale. La distanza tra le parti non si limitava quindi alla cifra complessiva: anche i tempi di pagamento e le condizioni dell’eventuale passaggio di consegne avevano un ruolo determinante nella valutazione.
Il nodo della gestione e delle garanzie
Nel racconto del presidente, uno degli aspetti più delicati era la prospettiva di un suo progressivo ridimensionamento all’interno della società. Secondo quanto riferito, inizialmente gli sarebbe stata prospettata la possibilità di continuare a gestire il club, ma il suo ruolo sarebbe diventato via via meno operativo, fino a trasformarsi in quello di presidente onorario. Una prospettiva che lo ha portato a chiedere garanzie sulla continuità del lavoro svolto e sulla capacità dei nuovi proprietari di assumersi le responsabilità della gestione. Il produttore cinematografico ha richiamato anche il rapporto con la città e con il territorio, sottolineando il peso delle decisioni societarie per una realtà sportiva con una vasta platea di sostenitori.
La posizione espressa si lega anche alla volontà di mantenere un ruolo attivo nel progetto sportivo, senza considerare la cessione come un semplice passaggio finanziario. Nel corso dell’intervista, il presidente ha ricordato di avere già ricevuto in passato una proposta proveniente da investitori arabi, quantificata in 3,5 miliardi di euro, che aveva scelto di non accettare. «Ma io non volevo andare in pensione», ha dichiarato, spiegando di voler continuare a occuparsi delle proprie attività. La cifra, superiore a quella attribuita alla cordata legata a Rizzetta, è stata accompagnata da una motivazione personale: la volontà di proseguire il proprio percorso imprenditoriale.
Chi è Matt Rizzetta e quale progetto immagina
L’interesse dell’imprenditore italo-americano per il calcio napoletano si inserisce in una strategia che comprende già altre attività sportive. Rizzetta è proprietario del Campobasso e presidente del Napoli Basket, oltre a essere alla guida di iniziative imprenditoriali negli Stati Uniti. La sua ambizione di arrivare alla guida della società calcistica era emersa pubblicamente anche nei giorni precedenti all’intervista, quando aveva manifestato rispetto per il lavoro costruito dall’attuale proprietà e la disponibilità a raccoglierne un giorno l’eredità. L’idea illustrata in precedenza comprendeva una maggiore integrazione tra calcio e pallacanestro, con interventi sulle infrastrutture sportive e un progetto di riqualificazione dello stadio Diego Armando Maradona.
Per quanto riguarda il futuro impiantistico, De Laurentiis ha indicato la realizzazione di un nuovo stadio tra le proprie priorità. Il tema si intreccia con quello della proprietà del club perché le infrastrutture rappresentano una componente importante del progetto imprenditoriale legato alla società. Il confronto tra le due visioni riguarda quindi sia l’assetto proprietario sia le scelte necessarie per sviluppare le strutture sportive. Sul piano personale, il presidente ha inoltre precisato che, qualora decidesse un giorno di cedere la società, preferirebbe affidarla a un imprenditore napoletano piuttosto che a uno straniero, richiamando la conoscenza del territorio e dei rapporti quotidiani che accompagnano la gestione di una squadra di calcio.
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