L’abbraccio del Maradona a mamma Patrizia e il retroscena con Di Lorenzo
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Redazione Interno
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C’era una volta un bambino di nome Domenico, e per lui, sabato pomeriggio, lo stadio che fu di Diego si è fermato. Non per il calcio, non per la corsa allo scudetto o per la rincorsa a un posto in Champions League, ma per ascoltare il battito di un cuore che non c’è più. La famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo morto dopo un trapianto fallito all’ospedale Monaldi, è stata l’ospite d’eccezione di Napoli-Lecce, e l’iniziativa — voluta dalla SSC Napoli — ha trasformato il pre-partita in un momento di raccoglimento collettivo che difficilmente chi era presente potrà dimenticare.
Mamma Patrizia Mercolino, accompagnata dal marito Antonio Caliendo e dal legale Francesco Petruzzi, si è presentata sul rettangolo di gioco del Maradona e, davanti a cinquantamila spettatori in silenzio, ha rotto l’aria con una voce che tremava, ma non si è spezzata. Ha letto una lettera, un messaggio indirizzato a quel figlio che guarda da lassù, e ha lanciato un appello che non aveva nulla di calcistico: la richiesta di aiutare la famiglia a costituire la Fondazione Domenico Caliendo, uno strumento pensato per assistere chi si trova nelle stesse condizioni disperate che hanno segnato la loro esistenza. I tifosi del Lecce, va detto, si sono alzati in piedi; le curve non hanno fatto il solito chiasso, sostituito da un affetto sorpreso e commosso. Non c’era rumore, ma si sentiva tutto.
Il presidente e la promessa per il centenario
Prima che il pallone cominciasse a rotolare, però, c’era stato un altro momento, lontano dai riflettori del terreno di gioco ma ugualmente significativo. Secondo quanto riferito da Il Mattino, il presidente Aurelio De Laurentiis ha voluto incontrare personalmente la famiglia nella saletta dello stadio, trattenendosi con loro per alcuni minuti. Il patron azzurro, evidentemente scosso dalla tragedia che ha colpito i coniugi Caliendo, ha garantito la piena disponibilità del club a sostenere qualsiasi iniziativa legata alla fondazione. E non solo: nell’anno del centenario della società, De Laurentiis avrebbe già in mente un modo concreto per dare una mano, un progetto su cui però, al momento, cala un velo di riserbo.
L’incontro non è stato formale, tutt’altro. Chi era presente racconta di un De Laurentiis colpito nella sua veste di padre e di uomo prima ancora che di presidente, e di una promessa che va oltre il semplice sostegno economico. Una vicinanza, quella del numero uno del Napoli, che si aggiunge al clima di cordoglio che da settimane avvolge la città, rimasta aggrappata alla storia di questo bambino come fosse stato figlio di tutti.
Il capitano e quel silenzioso gesto d’amore
Ma c’è un retroscena che forse più di ogni altro racconta quanto questa vicenda abbia scavato dentro lo spogliatoio. Giovanni Di Lorenzo, il capitano, non si è limitato a incrociare la famiglia in tribuna o a stringere la mano alla mamma durante la presentazione. Il Mattino svela un retroscena che ha del commovente: Di Lorenzo ha voluto incontrare i genitori di Domenico in un momento più riservato, lontano dalle telecamere e dai flash, per esprimere di persona la sua vicinanza.
Non si sa cosa si siano detti, né serve saperlo. Forse poche parole, forse un silenzio carico di significato, forse semplicemente la presenza. Quello che conta è il gesto in sé, la scelta di un calciatore — spesso blindato nel suo ruolo di atleta — di mettersi a nudo davanti al dolore di due genitori che hanno perso un figlio. Una carezza che non si vede, ma che lascia il segno, e che conferma come certe partite, certe domeniche, vadano ben oltre il risultato che si scrive in classifica.
Il riferimento, neanche troppo velato, è a quanto accaduto fuori dal campo. Di Lorenzo, che in queste settimane ha dato prova di professionalità anche giocando nonostante problemi fisici, ha trovato il modo e il tempo per stringersi attorno a chi soffre. Un comportamento che, nella sua semplicità, assume i contorni di un esempio. La città, del resto, aveva già risposto con il cuore: il bisogno di un’altra carezza, quella che mamma Patrizia ha chiesto a nome di tutti, forse è stato esaudito proprio in quei concitati minuti che hanno preceduto il fischio d’inizio.




