Il capitano Di Lorenzo e quell’abbraccio alla mamma di Domenico Caliendo allo stadio Maradona

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un momento, nel pre-partita di Napoli-Lecce, che nulla ha a che fare con le strategie di Antonio Conte o con la rincorsa verso un piazzamento in Champions League, ma che restituisce il senso di una comunità che si stringe attorno a un dolore privato divenuto, purtroppo, pubblico. La famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo scomparso lo scorso febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore non riuscito a causa di un organo danneggiato, è stata ospite della Società Sportiva Calcio Napoli in occasione del match casalingo contro i salentini. E se il presidente Aurelio De Laurentiis, come riportato dall’edizione odierna de Il Mattino, ha voluto incontrare i genitori nella saletta dello stadio, trattenendosi con loro per qualche minuto e assicurando il proprio sostegno a qualsiasi iniziativa legata alla fondazione che sorgerà in memoria del piccolo, è stato un altro gesto, più raccolto e lontano dai riflettori, a lasciare il segno tra i presenti e, successivamente, a emergere dai retroscena di cronaca.

Giovanni Di Lorenzo, il capitano azzurro, una volta saputo della presenza sugli spalti di mamma Patrizia Mercolino e di papà Antonio, ha sentito il bisogno di andare personalmente a salutarli. Non si è limitato a un riconoscimento formale o a un cenno da lontano: si è avvicinato, e li ha abbracciati. Un gesto che, nella sua semplicità, pesa come un macigno se si considera il contesto. Perché Di Lorenzo, così come migliaia di tifosi, aveva ascoltato le parole di Patrizia, quelle pronunciate in lacrime a Verissimo quando raccontò l’ultimo abbraccio col suo bambino prima che entrasse in sala operatoria, quell’istante di normalità spezzato per sempre. Il capitano, secondo quanto ricostruito, le ha sussurrato poche frasi, mettendosi a disposizione per maglie o altri oggetti, in un tentativo – l’unico possibile, forse – di portare un po’ di luce in un buio che non accenna a diradarsi.

Il silenzio delle curve e il messaggio letto a bordo campo

Prima del fischio d’inizio, però, c’è stato un altro momento di intensità rara, che ha trasformato lo stadio Maradona in una camera ardente laica e partecipata. Mamma Patrizia è scesa sul terreno di gioco e, davanti a cinquantamila spettatori – compresi i tifosi del Lecce, levatisi in piedi in segno di rispetto – ha letto un messaggio in ricordo del suo Domenico. Non c’era il boato delle curve, né i cori da stadio; c’era invece un silenzio surreale, carico di partecipazione, rotto solo dalla voce della donna che, con dignità, ha voluto condividere quel dolore. Dura poco più di un minuto, ma è il genere di minuto che incide la memoria collettiva, quello in cui lo sport smette di essere competizione e diventa contenitore di umanità. La SSC Napoli, dal canto suo, ha voluto omaggiare Patrizia con un riconoscimento, segno tangibile di quanto la vicenda abbia scosso l’intero ambiente.

Il dolore raccontato in tv e l’abbraccio del capitano

La storia di Domenico Caliendo, purtroppo, è ormai tristemente nota anche al di fuori delle cronache locali. Le sue vicende giudiziarie, con le indagini in corso sull’operazione e sul ruolo del primario Guido Oppido, sospeso e indagato, continuano a seguire il loro corso. Ma al di là delle aule di tribunale, resta il dramma di una famiglia a cui è stato strappato un figlio. Le parole di Patrizia a Verissimo, quando descrisse la sua "brutta sensazione" prima dell'intervento, riecheggiavano ieri tra i corridoi del Maradona. Per questo, il gesto di Di Lorenzo – così come la promessa di De Laurentiis di sostenere la fondazione che verrà intitolata al piccolo – assume i contorni di una carezza collettiva. Non si tratta di risarcire un torto, cosa che potrà eventualmente fare solo la giustizia, ma di far sentire a quei genitori che non sono soli, che l’intera città, e non solo, tiene accesa una luce per Domenico.

Un minuto che vale più di una partita

Mentre la squadra in campo lottava per i tre punti, sugli spalti c’era chi lottava semplicemente per andare avanti. La presenza dei genitori del piccolo Domenico, voluta fortemente dal club, ha trasformato una domenica qualunque di campionato in una giornata di memoria e vicinanza. Il calcio, talvolta così incline alla spettacolarizzazione e alla retorica, ha saputo ritagliarsi uno spazio di autentica partecipazione, lontano dalle telecamere e dai microfoni, se non per quel messaggio letto a bordo campo che ha zittito per un attimo un'intera città. E se è vero che il tempo, si dice, guarisca le ferite, gesti come l'abbraccio del capitano o la promessa del presidente possono quantomeno lenire il dolore, facendo sentire Patrizia e Antonio parte di qualcosa di più grande. Di una famiglia, per l'appunto, che non dimentica.

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