Sanremo, la seconda piazza di Sayf e quell’abbraccio alla mamma sul palco dell’Ariston
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è chi vive il palcoscenico come una trincea e chi, invece, lo trasforma in un salotto buono di casa, dove portare le persone più care. Sayf, all’anagrafe Saif Eddine Gharsallah, ha scelto decisamente la seconda opzione, regalando al pubblico del Festival di Sanremo e a chi lo seguiva da casa un’immagine che difficilmente si dimentica: nella serata finale, mentre intonava il suo Tu mi piaci tanto, il cantante genovese di origini tunisine è sceso in platea, ha preso per mano la madre Samia, elegantissima in un lungo abito blu, e l’ha accompagnata sul palco dell’Ariston. Un gesto semplice, spontaneo, che ha rubato la scena ai coreografati giochi di luce e ai cambi d’abito, perché raccontava qualcosa di autentico. “La mamma è la cosa più importante della vita, spero di tutti”, ha spiegato poi in conferenza stampa, e quelle parole, pronunciate a caldo, avevano il sapore di una dedica più grande della canzone stessa. Portarla con sé, tra i riflettori e le telecamere, è stato per lui il modo per fermare il tempo: “Come fotografare un ricordo bello di questa esperienza. Le ho fatto una sorpresa, non se lo aspettava”.
La kermesse ligure, giunta alla sua settantaseiesima edizione e condotta per l’ultima volta da Carlo Conti prima del passaggio di testimone a Stefano De Martino, ha visto il rapper piazzarsi al secondo posto, battuto per un soffio dal napoletano Sal Da Vinci. Un margine risicatissimo, quello che separa la vittoria da una medaglia d’argento: i dati diffusi al termine della finale parlano di un 22,2% per il vincitore contro il 21,9% di Sayf, una manciata di decimali che può far male o che può essere accolta con la filosofia di chi sa di aver comunque centrato un obiettivo importante. E Sayf, dal palco dell’Ariston prima e durante l’incontro con i giornalisti poi, ha scelto la seconda strada, quella della sportività e della consapevolezza. “Per me è già tutto una grandissima vittoria, un sogno essere qua”, ha esordito, quasi a voler mettere in prospettiva l’intera avventura sanremese al di là del piazzamento finale.
L’amaro del secondo posto e la metafora dei rigori
Certo, arrivare secondi in una competizione seguitissima come quella canora lascia sempre un retrogusto agrodolce, e lo stesso Sayf lo ha ammesso con una similitudine che appartiene al linguaggio universale dello sport, capace di spiegare le delusioni meglio di qualsiasi discorso. “È un po’ come perdere ai rigori”, ha scherzato in conferenza stampa, riferendosi a quelle partite che sembrano vinte e poi, per un dettaglio, per un tiro finito sul palo o per un portatore che intuisce l’angolo, si trasformano in una sconfitta beffarda. Ma nella stessa frase è arrivata anche la sterzata, quel “però sono contento” che suona come un atto di fiducia nel percorso fatto. La sua analisi è onesta e priva di ipocrisie: si parte senza pretese, si sale sul treno dell’Ariston con la valigia delle speranze, e poi, quando ti ritrovi tra i primi tre, quando il traguardo è lì a un passo, cominci a crederci per davvero. “Uno parte senza sperare niente”, ha raccontato, “poi quando arriva tra i primi tre ci spera”. È il meccanismo fisiologico di chiunque si trovi in gara, e ammetterlo significa anche raccontare la fragilità e la bellezza di un sogno che si materializza.
Nel suo intervento davanti ai cronisti, Sayf ha voluto sottolineare più volte la genuina soddisfazione per il risultato ottenuto, quasi a prevenire quelle letture che avrebbero potuto dipingerlo come un deluso o un rancoroso. Nulla di tutto ciò: il suo sorriso, quando ha parlato del collega che lo ha preceduto sul gradino più alto del podio, era quello di un appassionato di musica prima ancora che di un concorrente. “La canzone di Sal Da Vinci? Mi piace tanto”, ha dichiarato senza tentennamenti, togliendo ogni dubbio a chi cercava possibili polemiche o rivalità. Un attestato di stima sincero, che va oltre la competizione e che fotografa un clima disteso e professionale all’interno della kermesse, dove l’asticella della qualità delle proposte, a detta di molti, si è alzata notevolmente.
Il nuovo Leicester e quell’autoironia sul gesto della vittoria
Per raccontare la sua avventura sanremese, il cantante ha pescato ancora dal vocabolario del pallone, con un riferimento che ha strappato piú di un sorriso in sala stampa. Ha paragonato il suo team e il suo percorso a quello del Leicester di Claudio Ranieri, quella squadra partita con l’obiettivo dichiarato della salvezza e finita, contro ogni pronostico, a vincere il campionato inglese. “Anche nella mia squadra c’è gente che magari non faceva questo mestiere, quindi mi sento un po’ come se avessimo fatto il nuovo Leicester”, ha spiegato, e il paragone rende bene l’idea di una scalata inaspettata, di un gruppo di lavoro che ha saputo costruire qualcosa di solido partendo da zero. L’immagine, per quanto ipertrofica, è calzante: Sanremo è un po’ come la Premier League della musica leggera italiana, e arrivare secondi da debuttanti o comunque da artisti non inseriti nei circuiti principali dei favoriti della vigilia ha il sapore di un’impresa targata “underdog”.
Tra una metafora calcistica e l’altra, Sayf ha trovato anche lo spazio per una battuta autoironica che lo rende ancora più simpatico agli occhi di chi lo ascolta. Rispondendo a una domanda, forse, sul suo atteggiamento o sulla sua sicurezza, ha ammesso con candore: “Forse me la sono un po’ tirata, perché in foto faccio sempre così”, mostrando il classico segno della vittoria con due dita alzate. Un dettaglio che svela un carattere solare, capace di prendersi in giro e di non prendersi troppo sul serio nonostante i riflettori puntati addosso. In un mondo, quello dello spettacolo, spesso incline alla costruzione di personaggi artefatti, questa capacità di ridere di sé è una ventata di freschezza che probabilmente ha contribuito a far breccia nel cuore del pubblico e degli ascoltatori. E chissà che quel gesto, quel “due” mostrato alle telecamere, non diventi il simbolo di una partecipazione che è valsa più di tante vittorie annunciate.




