Il derby, i sette punti e quell'Inter meno forte: l'analisi di Ordine e Pellegatti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Esaurite le cosiddette “diavolerie”, quelle trame offensive e quel particolare assetto tattico studiato da Massimiliano Allegri per imbrigliare la capolista, il dibattito post-derby si è concentrato su un unico, vero nodo. Franco Ordine, nel suo editoriale sull'edizione odierna del Corriere dello Sport, ha messo nero su bianco ciò che molti critici, in fondo, avevano già intuito: il successo rossonero firmato Estupinan, per quanto prestigioso e doloroso per la sponda nerazzurra, non ha materialmente riaperto il capitolo scudetto. Ha semmai permesso al Milan, e questo non è dettaglio da poco, di mettere una discreta distanza tra sé e le inseguitrici nella serrata corsa per un posto nella prossima Champions League. Quel 1-0, insomma, vale doppio in ottica secondo posto e qualificazione europea, ma la vetta, con quei sette punti di margine per l'Inter, resta lontana. Ordine sottolinea anzi come la squadra di Cristian Chivu, forte del cospicuo vantaggio, continui a essere la favorita per il Titolo, sebbene il derby perso rappresenti un campanello d'allarme, l'ultima vera chance per i rivali di produrre una vittoria da ricordare in questa stagione. L'Inter, e qui sta il punto dell'analisi, sta costruendo il suo cammino trionfale principalmente sulla straordinaria efficienza mostrata contro le formazioni meno attrezzate, quelle che popolano la parte destra della classifica, laddove invece contro le grandi non è riuscita a incrementare quel bagaglio di autostima tecnica che serve nelle notti di fuoco.

“L’Inter meno forte”, ma il lavoro di Allegri non si discute

Nel vortice dei commenti a caldo e delle analisi più meditate, si inserisce la voce di Carlo Pellegatti, intervenuto ai microfoni di TMW Radio e successivamente a Pressing. Il giornalista, pur lasciandosi andare a un velo di romanticismo nel dire che “ci costa poco affermare che il campionato si è riaperto”, ha introdotto un elemento di realismo non trascurabile. A suo giudizio, il Milan ha avuto la chance di affrontare un'Inter meno competitiva rispetto a quella ammirata negli ultimi anni, falcidiata com'era dalle assenze dei suoi due punti di riferimento offensivi. La domenica sera, e il dato emerge con chiarezza, Bonny e Pio Esposito non possono certo essere equiparati a Thuram e Lautaro Martinez, un'emergenza che ha inevitabilmente limitato la pericolosità offensiva della capolista. Eppure, e qui sta la chiave della lettura di Pellegatti, la preparazione della partita da parte di Allegri è stata semplicemente straordinaria, un lavoro certosino che ha permesso ai rossoneri di tenere botta e di colpire. Il paragone, azzardato ma efficace, è quello che il Milan ha giocato per tutto il campionato senza i suoi “Lautaro e Thuram”, riferendosi alle difficoltà stagionali di Leao e Pulisic, eppure è riuscito a essere ugualmente competitivo, grintoso e tignoso nel match che conta di più per la piazza.

Il peso specifico della vittoria e i segnali dalla panchina

Osservando la classifica con l'occhio gelido del cronista, i sette punti di distacco restano un divario significativo a dieci giornate dal termine. Ordine, nella sua disamina, sembra voler mettere in guardia da facili entusiasmi, ricordando come la vera forza dell'Inter risieda nella continuità e nella capacità di macinare punti contro le cosiddette “piccole”. Il Milan, invece, ha dimostrato di potersela giocare alla pari nello scontro diretto, ma dovrà confermarsi domenica dopo domenica per sperare di colmare quel gap, soprattutto se alcuni giocatori chiave, si pensi a Leao e Pulisic, continueranno ad alternare lampi del loro talento a prestazioni opache, dove la gamba sembra non rispondere come dovrebbe. Pellegatti, dal canto suo, ha voluto sottolineare come la prestazione rossonera sia stata frutto di un'organizzazione collettiva che ha sopperito alle inevitabili amnesie dei singoli, dimostrando come Allegri abbia saputo trasmettere un'identità precisa anche nei momenti di difficoltà.

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