Matteo Bassetti e l'allarme aviaria: «La prossima pandemia, è questione di quando»
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Redazione Salute
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L'aumento dei casi di influenza aviaria A/H5N1 tra uccelli selvatici e pollame in Europa, segnalato con preoccupazione dall'autorità sanitaria comunitaria, riporta al centro del dibattito scientifico uno degli spettri più temuti dagli infettivologi. A commentare la situazione, esprimendo un giudizio netto che non ammette ambiguità, è stato Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che «il mondo scientifico non ha nessun dubbio che l'aviaria sarà la prossima pandemia». La questione, secondo l'esperto, non verte ormai sulla possibilità che l'evento si verifichi, bensì esclusivamente sulla tempistica: «si tratta solo di stabilire quando», ha aggiunto, concludendo che «manca pochissimo e questo virus sarà trasmissibile da uomo a uomo».
Il quadro europeo e la risposta delle autorità
L'allerta lanciato dall'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, di cui Bassetti ha commentato i contenuti, si fonda su dati epidemiologici che mostrano un'impennata significativa dei focolai nel corso della recente stagione autunnale. La rapida diffusione del virus tra i volatili, che ha coinvolto anche diverse specie di mammiferi, eleva infatti in modo considerevole la probabilità di un'esposizione umana ad animali infetti, creando le condizioni – biologicamente note – per quello «spillover» che rappresenta il primo, pericolosissimo passo verso un adattamento del patogeno all'uomo. L'agenzia, pur valutando ancora basso il rischio per la popolazione generale, ha pertanto definito la minaccia come seria per la salute pubblica, sollecitando gli stati membri a potenziare i sistemi di sorveglianza.
Un nuovo framework operativo per la preparazione
Proprio per far fronte a questo scenario in evoluzione, l'Ecdc ha recentemente pubblicato una guida operativa e una serie di strumenti dedicati, con l'obiettivo di supportare i paesi nella preparazione a possibili minacce influenzali di origine animale. Il nuovo quadro strategico, che si concentra sulla fase pre-pandemica, intende aiutare le autorità sanitarie a riconoscere con la massima tempestività i segnali di allerta, migliorando la capacità di diagnosi precoce dei casi umani e attivando, di conseguenza, risposte coordinate e proporzionate. La pubblicazione del documento, che non costituisce una novità inaspettata per gli addetti ai lavori ma piuttosto un'evoluzione delle procedure di allerta, segnala un cambio di passo nella gestione del rischio, passando da una logica di monitoraggio a una di preparazione attiva.
La necessità di una vigilanza costante
La storia delle pandemie recenti, d'altronde, ha ampiamente dimostrato come virus a circolazione animale possano compiere il salto di specie, acquisendo poi la capacità di trasmettersi in modo efficiente tra gli esseri umani. L'attenzione è dunque massima, e non si limita al solo virus aviario H5N1, ma abbraccia l'intero spettro delle influenze zoonotiche, comprese quelle di origine suina. Il lavoro degli scienziati e delle istituzioni sanitarie si concentra ora sull'individuazione di ogni minimo cambiamento nelle caratteristiche del virus, sulla tracciabilità dei focolai e sulla messa a punto di contromisure farmacologiche e non, in un'ottica di prevenzione che, come sottolineato dalle parole di Bassetti, considera l'eventualità pandemica non più un'ipotesi remota bensì una concretezza in attesa di realizzarsi.




