Micaela Ramazzotti a “Belve”: «Con Paolo Virzì era meglio non sposarsi. La lite al ristorante? Una figuraccia»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Stasera, martedì 7 aprile, su Rai 2 alle 21:20, torna “Belve” con la sua settima edizione, e Francesca Fagnani – com’è sua abitudine quando si tratta di scovare crepe nelle corazze dei personaggi pubblici – ha scelto per la prima puntata un’ospite che di quelle crepe ne ha avute eccome. Micaela Ramazzotti, attrice romana dal talento crudo eppure capace di sfumature comiche irresistibili, si siederà sul noto divano per raccontare non tanto la sua carriera quanto ciò che raramente emerge nei comunicati stampa: la fine burrascosa del matrimonio con il regista Paolo Virzì, una vicenda che l’ha segnata molto più di quanto si potesse immaginare.

Un’infanzia ad Acilia tra divani letto e furtarelli

L’intervista, però, non parte dalla separazione. La Ramazzotti, con quella schiettezza che l’ha resa celebre ben prima dei fotografi fuori dai ristoranti, si concede a un racconto che affonda le radici nella periferia romana, precisamente ad Acilia. Lì dormiva su un divano letto, e lì – confessa senza retorica – si rendeva complice di qualche piccolo furto con le amiche, più per noia che per necessità vera. Un rapporto discontinuo con i genitori, assenza di certezze affettive, e poi quel “magone” che, a distanza di anni, lei stessa fatica a definire compiutamente. «Mi mancava l’amore, mi sentivo disprezzata», rivela alla Fagnani, consegnando allo spettatore una chiave di lettura che non è solo psicologica, ma quasi fisica: quel peso addosso, lo descrive, l’ha portata per molto tempo, attraversando momenti bui dei quali non fornisce dettagli espliciti ma che lascia intuire con il solo tono della voce.

La lite al ristorante e quella “figuraccia” che non si cancella

È qui che il racconto vira verso l’episodio più chiacchierato, quello della violenta lite al ristorante con Paolo Virzì. La Ramazzotti non usa giri di parole: lo definisce una “figuraccia”, termine che nel lessico romano suona quasi leggero ma che nell’economia del racconto diventa il simbolo di un naufragio privato reso pubblico. Non ci sono ricostruzioni minuziose dello scontro – e l’attrice evita volutamente i dettagli che farebbero solo cronaca spicciola –, ma piuttosto un’amara considerazione: «Con Virzì era meglio non sposarsi». Frase che suona come un epitaffio autoironico per un’unione dalla quale, a suo dire, si poteva forse prescindere senza arrivare a quel punto di non ritorno. Nessuna recriminazione esplicita, nessun processo al regista; piuttosto il racconto di come due persone che si sono amate possano, col tempo, trasformarsi in comparse imbarazzanti della propria stessa storia.

Il ritorno di “Belve” senza filtri né sconti

La scelta di Francesca Fagnani di aprire la stagione con un’intervista così densa non è casuale. Il programma, che ormai da anni ha fatto della domanda scomoda il proprio marchio di fabbrica, trova nella Ramazzotti una testimone ideale: capace di ridere di sé mentre descrive il dolore, di alternare l’esilarante al profondo senza mai scadere nell’autocommiserazione. L’attrice non cerca compassione, né offre conclusioni definitive sul matrimonio fallito. Si limita a consegnare alla telecamera un pezzo della sua vita – quello del divano letto, dei furtarelli, della lite al ristorante – come se volesse semplicemente alleggerirsi di un peso, senza peraltro pretendere che qualcuno lo raccolga al posto suo. E forse, proprio in questo rifiuto della sintesi e del giudizio morale, risiede la forza di un racconto che stasera andrà in onda senza sovrastrutture.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.