Micaela Ramazzotti a "Belve": «Con Virzì? Una gran brutta figuraccia. Meglio non sposarsi»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Per la prima volta, scegliendo il palco tagliente di Francesca Fagnani per rompere un silenzio durato anni, Micaela Ramazzotti ha riavvolto il nastro della sua storia d’amore più celebre, quella con il regista Paolo Virzì, consegnando al pubblico un racconto che è al tempo stesso ironico e profondamente doloroso. L’attrice, ospite della puntata inaugurale della nuova stagione del programma di Rai 2, ha descritto il lungo crepuscolo sentimentale che ha preceduto la fine del matrimonio, ammettendo senza filtri di essersi portata dentro «un magone» e di aver attraversato «momenti bui». È stata proprio la conduttrice a chiedere quale fosse l’origine di quella tristezza così radicata, e la risposta della Ramazzotti – scarna, quasi sussurrata – ha fotografato il vuoto lasciato dal rapporto: «La mancanza d’amore, l’essere disprezzata».
«Quel film lo avrei fatto comunque, il matrimonio fu una finzione costosa»
Francesca Fagnani, con la consueta abilità nel tendere trappole verbali, ha riportato alla luce una vecchia dichiarazione di Virzì, nella quale il regista lasciava intendere di aver sposato l’attrice soprattutto per convincerla a interpretare la giovane Stefania Sandrelli nel film La prima cosa bella. Un’insinuazione, questa, che Micaela Ramazzotti ha liquidato con una replica fulminante e carica di quel sarcasmo che è il suo marchio di fabbrica. «Quel film lo avrei fatto lo stesso», ha ribadito, «non c’era bisogno di sposarmi per finta! Avrei risparmiato un botto di soldi per il divorzio». Un modo, questo, per ridimensionare la portata di quelle dichiarazioni passate, riducendole a semplici pretesti narrativi mentre rivendica la propria autonomia artistica al di là delle dinamiche sentimentali. E a proposito di separazioni, l’attrice ha giocato interamente la carta dell’allusione pungente quando la Fagnani le ha chiesto del matrimonio annunciato – e sempre rinviato – con l’attuale compagno Claudio. «Ma non si trovano le carte del divorzio!», ha scherzato Ramazzotti, aggiungendo un dettaglio surreale: «Saranno disperse nel mare di Livorno insieme a qualche testa di Modigliani».
La lite al ristorante e il “circoletto” che ha preso fuoco
Nell’intervista, che alternava il registro comico a quello malinconico, non poteva mancare il racconto inedito di un episodio di cronaca mondana che aveva fatto discutere l’ambiente cinematografico. Per la prima volta in televisione, l’attrice ha parlato apertamente della lite avvenuta in un ristorante con l’ex marito, definendola senza mezzi termini «una gran brutta figuraccia». Sebbene abbia evitato i dettagli più espliciti della scenata, la sua ammissione basta a restituire la tensione di quei momenti, quando la crisi privata è ormai deflagrata in pubblico. In un altro passaggio, dimostrando di non prendersi mai troppo sul serio, Micaela ha ironizzato sul famigerato “circoletto” del cinema italiano – quella cerchia ristretta di attori considerati intoccabili – confessando che la tessera del club, sebbene l’avesse, «ha preso fuoco!».
«Lei è nata ricca, io no»: il confronto con Valeria Bruni Tedeschi
A rendere il racconto ancora più stratificato è stato il passaggio dedicato ai rapporti di lavoro sul set, in particolare con l’attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi, sua partner ne La pazza gioia. Alla domanda se tra loro fosse rimasta un’amicizia, Micaela Ramazzotti ha scosso la testa, offrendo una spiegazione che suona come una dichiarazione di principio più che come un pettegolezzo. «C’è un grande problema», ha detto, «lei è nata ricca, io no. Per me non ci sono mai stati i camerieri». Una differenza di classe, quella evocata dall’attrice, che ha pesato come un macigno nella costruzione di un rapporto paritario, lontano dalla retorica patinata del “grande ambiente del cinema”. Nonostante l’amarezza di alcune rivelazioni, la Ramazzotti ha mantenuto un tono vitale e scanzonato, ripercorrendo per Fagnani anche i dettagli di un’infanzia difficile ad Acilia – tra divani letto e piccoli furtarelli con le amiche – che hanno forgiato il suo carattere, lontano anni luce dalle scenografie borghesi in cui si è poi trovata a operare.




