Il presidente Trump e la minaccia della pena di morte nel caso di Nancy Guthrie, l’84enne madre della conduttrice Nbc scomparsa in Arizona
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto direttamente sulla vicenda del rapimento di Nancy Guthrie, la madre 84enne di Savannah Guthrie, volto noto del programma “Today” sulla Nbc, scomparsa dalla sua abitazione nei pressi di Tucson, in Arizona, nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. In una conversazione telefonica con il New York Post, il presidente ha delineato i confini di quella che definisce una risposta federale senza precedenti, dichiarando che avrebbe personalmente ordinato al Dipartimento di Giustizia di richiedere la pena di morte per i sequestratori qualora la donna fosse ritrovata senza vita. La minaccia di Trump, che ha già avuto modo di esprimere solidarietà alla conduttrice in una precedente telefonata, si inserisce in un quadro investigativo complesso e denso di dettagli tecnici, dove ogni elemento, dalla traccia ematica sul portico al guanto nero abbandonato in un campo, viene passato al setaccio dalla polizia scientifica.
Le indagini, condotte dallo sceriffo della contea di Pima, Chris Nanos, in stretta collaborazione con la polizia federale, hanno dovuto affrontare fin da subito ostacoli tecnologici significativi. La telecamera del campanello, un dispositivo “Nest” di proprietà di Google, era stata manomessa e disconnessa alle 1:47 di quella notte, ma gli inquirenti sono riusciti a recuperare i fotogrammi registrati grazie a un’analisi forense dei server del colosso tecnologico, un’operazione che ha richiesto l’emissione di un mandato e diversi giorni di lavoro -5-10. Le immagini, seppur granulose e in bianco e nero, hanno restituito il profilo di un sospettato: un uomo di statura media, tra un metro e settantacinque e un metro e settantotto, con indosso un passamontagna, un paio di guanti scuri e uno zaino della capacità di venticinque litri, modello “Ozark Trail Hiker Pack”, un oggetto che ha fornito una pista concreta agli investigatori -2-8.
A due settimane dalla scomparsa, e mentre l’Fbi offriva una ricompensa che ha raggiunto i centomila dollari per informazioni decisive, il lavoro degli investigatori si è concentrato su reperti fisici e profili genetici -1-2. Lo sceriffo Nanos ha dovuto infatti chiarire la posizione dei familiari più stretti, smentendo categoricamente voci e speculazioni che avevano coinvolto i tre figli della donna e i loro coniugi, definiti “vittime, altro non sono che vittime” e scagionandoli da qualsiasi sospetto -1-6. Parallelamente, l’attenzione si è spostata su un guanto nero in lattice, rinvenuto in un campo a circa tre chilometri dall’abitazione della Guthrie: gli esami del Dna condotti su quel reperto hanno fornito risultati preliminari che, secondo le autorità, sembrerebbero confermare una corrispondenza con i guanti indossati dall’uomo nel video di sorveglianza, rappresentando al momento il più solido collegamento materiale tra la scena del crimine e l’esecutore materiale del sequestro -4-9.
Nel frattempo, la fragilità delle condizioni di salute di Nancy Guthrie, che necessita di farmaci quotidiani a causa di problemi cardiaci ed è portatrice di un pacemaker, accresce l’urgenza delle ricerche e la preoccupazione dei suoi cari. Savannah Guthrie, tornata a Tucson e lontana dai riflettori del suo studio televisivo, ha moltiplicato gli appelli pubblici, rivolgendosi direttamente a chiunque possa avere notizie o ai rapitori stessi, con un messaggio che ripete la speranza incrollabile di rivedere la madre viva: “Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”, ha scritto in un post sui social, un’esortazione che riecheggia nel vuoto di informazioni certe -1-8. Il mistero resta fitto, e la caccia all’uomo, che vaga per le strade polverose dell’Arizona e si addentra nelle complessità della scienza forense, prosegue senza sosta.
La svolta tecnologica e le tracce sul campo
La capacità degli investigatori di estrarre dati da dispositivi connessi si è rivelata cruciale. La circostanza che Nancy Guthrie non avesse un abbonamento premium per il suo campanello intelligente aveva inizialmente fatto temere che le immagini fossero perdute per sempre, ma gli agenti federali, collaborando con i tecnici di Google, sono riusciti a recuperare i fotogrammi dai server centrali dove, anche in assenza di un piano a pagamento, vengono temporaneamente immagazzinati brevi clip in presenza di movimenti -5-10. Questo ritrovamento, avvenuto dopo oltre una settimana di ricerche, ha permesso di diramare un identikit più dettagliato del ricercato e ha riaperto la caccia a nuovi testimoni. Non solo: la scoperta del guanto con tracce di Dna, avvenuta a circa due miglia dalla scena del crimine, ha offerto un elemento di riscontro fisico alle immagini, sebbene gli investigatori attendano ora la validazione definitiva del profilo genetico per poterlo confrontare con i database nazionali -4-9.
La posizione della famiglia e le voci incontrollate
In un clima di crescente pressione mediatica, con giornalisti e curiosi accorsi a Tucson da ogni parte del paese e teorie complottiste che hanno iniziato a circolare sui social network, le autorità hanno sentito il bisogno di mettere un punto fermo. Lo sceriffo Nanos ha tenuto una conferenza stampa per ribadire con forza che nessun componente della famiglia Guthrie è sotto inchiesta, bollando come “crudele” qualsiasi illazione contraria -1. La precisazione arriva dopo che alcune testate minori avevano puntato il dito contro il genero della donna, alimentando un clima di sospetto ingiustificato. I tre figli, nel frattempo, continuano a coordinare gli appelli pubblici, alternandosi in messaggi video dove, tra le lacrime, chiedono ai rapitori di fornire una prova di vita e ricordano che la madre necessita di cure mediche costanti per sopravvivere -8.
Le richieste di riscatto e il silenzio dei rapitori
Un capitolo a parte, e forse il più ambiguo, riguarda le richieste di riscatto pervenute a testate giornalistiche locali e nazionali. Nei primi giorni dopo la scomparsa, alcuni media hanno ricevuto note anonime che reclamavano un pagamento in bitcoin, con cifre che arrivavano a toccare i sei milioni di dollari, e che includevano dettagli che solo chi aveva preso parte al sequestro avrebbe potuto conoscere -8. Tuttavia, le forze dell’ordine non hanno mai confermato ufficialmente l’autenticità di queste comunicazioni, lasciando aperta la possibilità che si tratti di tentativi di truffa o di depistaggio messi in atto da imitatori. Al momento, non esiste alcuna prova di un contatto diretto e verificato tra i rapitori e la famiglia, e il silenzio che avvolge la sorte di Nancy Guthrie continua a gettare un’ombra di angoscia su un’intera nazione che segue con il fiato sospeso gli sviluppi di questa vicenda -4.




