Il presidente Trump e la minaccia della pena di morte per i rapitori di Nancy Guthrie
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Redazione Esteri
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La scomparsa di Nancy Guthrie, l’ottantaquattrenne madre della nota conduttrice Nbc Savannah Guthrie, avvenuta il primo febbraio scorso nei pressi di Tucson, in Arizona, ha assunto i contorni di un caso nazionale che ora incrocia il suo destino con la linea dura dell’amministrazione Trump. Il presidente degli Stati Uniti, in una breve intervista telefonica rilasciata al New York Post, ha infatti lanciato un avvertimento senza precedenti ai responsabili del sequestro: se la donna non dovesse fare ritorno a casa viva, lui ordinerà al Dipartimento di Giustizia di chiedere il massimo della pena per i colpevoli, ovvero la condanna a morte. Una minaccia, questa, che si inserisce in un quadro giuridico particolare, dato che l’Arizona – lo Stato in cui è avvenuto il rapimento – prevede sì la pena capitale nel suo ordinamento, sebbene le esecuzioni siano state applicate con parsimonia nel corso degli ultimi anni. La presa di posizione di Trump, che ha già parlato al telefono con la giornalista per esprimerle vicinanza e sostegno, arriva a più di due settimane dal misterioso evento, in un momento in cui le indagini, nonostante l’imponente dispiegamento di forze, non hanno ancora portato a svolte decisive.
Un guanto nero e un dna senza riscontri
Le ricerche, condotte in modo serrato dallo sceriffo della contea di Pima, Chris Nanos, in collaborazione con il Federal Bureau of Investigation, si concentrano su alcuni elementi emersi dalla scena del crimine. Tra questi, un particolare ha catturato l’attenzione degli inquirenti: un guanto nero in plastica, rinvenuto a circa tre chilometri dall’abitazione della Guthrie, che sembrerebbe corrispondere a quello indossato da un uomo incappucciato ripreso da una telecamera di sorveglianza la notte della scomparsa -1. Le analisi del Dna condotte sul reperto, purtroppo, non hanno prodotto corrispondenze nel database nazionale dei profili genetici degli autori di reato, lasciando gli investigatori senza un indiziato diretto -1. Contestualmente, sono stati effettuati prelievi su una macchia di sangue trovata sul portico della vittima, confermata essere della donna, il che avvalora l'ipotesi di un atto violento e di una sottrazione contro la volontà della stessa -2. Le forze dell'ordine stanno anche collaborando con una nota catena di distribuzione per risalire all'acquirente dello zaino marca Ozark Trail che il sospetto indossava nelle immagini, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale -1.
La posizione della famiglia e l'appello della figlia
Nel corso delle indagini, lo sceriffo Nanos ha tenuto a specificare, in modo categorico, che nessun membro della famiglia Guthrie è considerato sospettato. «La famiglia Guthrie è vittima, punto e basta. Tutti i fratelli e i rispettivi coniugi sono stati collaborativi e non sono in alcun modo coinvolti», ha dichiarato Nanos, mettendo a tacere le speculazioni che circolavano sui social media e in alcuni ambienti giornalistici -2. Savannah Guthrie, visibilmente provata, ha rotto il silenzio con un video messaggio diffuso domenica sera, rivolgendosi direttamente a chi tiene prigioniera sua madre. «Abbiamo ancora speranza e continuiamo a crederci», ha affermato con voce ferma, aggiungendo: «Voglio dire a chiunque la tenga con sé, o sappia dove si trovi, che non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta» -6. La conduttrice, assente dalla copertura dei Giochi Olimpici invernali per stare accanto ai familiari, ha fatto appello alla coscienza del rapitore, offrendo una via d'uscita.
Le tracce di un sequestro e i messaggi di riscatto
Parallelamente agli sviluppi investigativi, sono emerse circostanze che complicano il quadro. Almeno due presunte richieste di riscatto sarebbero giunte a redazioni giornalistiche, ma nessuna di queste avrebbe portato a un contatto diretto e verificato tra i sequestratori e la famiglia, né con le autorità -2. Questo silenzio, unito alla fragilità fisica della donna – che necessita di farmaci quotidiani e vive grazie a un pacemaker – aumenta la preoccupazione per le sue condizioni di salute. Le ricerche, che hanno mobilitato agenti di polizia, volontari e droni, continuano senza sosta in un'area vasta e complessa come quella di Tucson, una città di mezzo milione di abitanti situata a un centinaio di chilometri dal confine messicano -8. La taglia per informazioni utili al ritrovamento è stata intanto raddoppiata, passando da cinquantamila a centomila dollari, nel disperato tentativo di smuovere testimoni o complici -1.




