Bozza Usa all'Onu per una forza internazionale a Gaza, mentre proseguono i raid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli Stati Uniti, con l'amministrazione Trump che guida la diplomazia, hanno sottoposto ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione, la quale delinea un piano ambizioso per la stabilizzazione della Striscia di Gaza. Questo documento, come riportato da fonti vicine ai negoziati, propone l'istituzione di una forza internazionale il cui mandato, piuttosto ampio, sarebbe quello di governare e garantire la sicurezza nell'area per un periodo non inferiore ai due anni, con una possibile proroga che potrebbe estendersi fino alla fine del 2027. L'iniziativa, che mira a colmare il vuoto di potere creatosi, si scontra però con una realtà sul campo ancora drammaticamente segnata dal conflitto: i raid aerei israeliani, alcuni dei quali concentrati in ore serali su Gaza City, non accennano a fermarsi, in un contesto dove l'Onu stima che sia stato distrutto l'ottantuno per cento delle strutture.

L'arresto dell'ex procuratrice militare

In un sviluppo giudiziario interno che ha catturato l'attenzione dei media, le autorità israeliane hanno arrestato l'ex procuratrice generale militare, una figura di alto profilo che in passato aveva denunciato casi di tortura su detenuti palestinesi. L'arresto, avvenuto in coordinamento con quello di un altro ex magistrato militare, aggiunge un tassello complesso al quadro nazionale, mostrando come il sistema giudiziario sia chiamato a confrontarsi con procedimenti delicati che toccano il comportamento delle sue stesse istituzioni durante il conflitto.

La pressione per il passaggio sicuro e il voto sulla pena di morte

Parallelamente, gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni su Israele affinché conceda un corridoio umanitario per il transito in sicurezza di circa duecento militanti di Hamas, i quali si troverebbero attualmente nascosti nella fitta rete di tunnel sotto le zone controllate dall'esercito nel sud di Gaza. Questa mossa diplomatica, tesa a facilitare una de-escalation, si accompagna a una decisione della Knesset, il parlamento israeliano, che ha approvato l'introduzione della pena di morte per i "terroristi" palestinesi, una misura che non verrebbe invece applicata ai cittadini israeliani. Il piano statunitense per una "nuova Gaza", che il presidente Trump aveva indicato come prioritario, prevede la creazione di aree in grado di ospitare un milione di residenti, un obiettivo che però poggia su condizioni non ancora realizzate: il ritiro progressivo delle truppe israeliane, il disarmo completo di Hamas e, appunto, la formazione di una forza di stabilizzazione a guida principalmente araba.

La fragilità del cessate il fuoco e le prospettive future

La tregua tra Israele e Hamas permane in uno stato di estrema fragilità, con le parti che, nonostante i tentativi di mediazione, rimangono su posizioni distanti. La bozza di risoluzione americana rappresenta il tentativo più concreto di dare una architettura di lungo periodo a una regione devastata, sebbene la sua attuazione dipenda da un complesso intreccio di fattori politici e di sicurezza. Molti di essi, come il disarmo del gruppo militante e il consenso per una forza di pace internazionale, sono di difficile realizzazione nell'immediato, lasciando aperto il capitolo più cruciale, quello del destino della popolazione civile.

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