L'oro si consolida sotto i 5.200 dollari, tra sconti a Dubai e la nuova leadership iraniana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell'oro spot, dopo aver toccato nella sessione asiatica di martedì un rialzo dello 0,9% che lo ha portato a 5.180,95 dollari l'oncia, ha subito una leggera flessione, attestandosi intorno ai 5.109 dollari nella seduta di lunedì 9 marzo, segnando un calo dell'1,2%. Questo movimento, che gli operatori di mercato leggono come una fase di consolidamento tecnico, arriva all'indomani del rimbalzo di venerdì scorso, quello successivo alla pubblicazione del rapporto sull'occupazione americana di febbraio. Il metallo giallo, insomma, si muove all'interno di un range ben definito, con il supporto psicologico e tecnico dei 5.000 dollari che rappresenta il vero banco di prova per le prossime settimane e la resistenza da superare, per poter parlare di un rinnovato trend rialzista, fissata a quota 5.200 dollari.

A complicare il quadro, e a impedire per ora un rally che molti si aspettavano, ci sono fattori macroeconomici contrastanti che tengono gli investitori con il fiato sospeso. Da un lato, l'escalation del conflitto in Medio Oriente, con la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran entrata nel suo settimo giorno, spingerebbe logicamente verso i beni rifugio. Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha previsto una durata delle ostilità tra le quattro e le cinque settimane, non hanno placato le ansie del mercato, soprattutto alla luce della successione alla guida dell'Iran con la morte in battaglia dell'Ayatollah Ali Khamenei. Dall'altro lato, però, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare il prezzo del petrolio, riaccendendo i timori inflazionistici; ciò potrebbe spingere le banche centrali, a cominciare dalla Federal Reserve, a mantenere una posizione restrittiva sui tassi di interesse, e tassi alti rappresentano storicamente una cattiva notizia per l'oro, che non produce rendite.

Nel frattempo, una finestra interessante sul mercato fisico del metallo prezioso ci viene da Dubai, dove si stanno verificando dinamiche opposte e speculari. I rivenditori della città-stato, che incrociano una domanda locale sostenuta con flussi di acquirenti internazionali, hanno dovuto applicare sconti fino a 35 dollari l'oncia. La ragione, come riportato da fonti di stampa, è di natura logistica: il conflitto in corso blocca di fatto i movimenti dei lingotti, creando un eccesso di offerta localizzato e rendendo necessario il ricorso a forti sconti per smaltire le scorte e far fronte ai costi di deposito. Questa situazione, apparentemente paradossale in un periodo di crisi, dimostra come le tensioni geopolitiche possano frammentare i mercati e creare opportunità o problemi a seconda della posizione geografica e della capacità di movimento dei capitali e delle merci.

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