Conte e l’anatema su Lukaku: “È venuto a Castel Volturno, ma non mi ha salutato”
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Redazione Sport
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La vittoria per 4-0 contro la Cremonese, capace di riportare un po’ di serenità negli spogliatoi e di allontanare lo spettro delle critiche piovute dopo il ko con la Lazio -1, non è bastata ad Antonio Conte per archiviare del tutto la settimana. Il tecnico salentino, al termine del match del Maradona, ha scelto infatti di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e il bersaglio principale – neanche a dirlo – è finito essere Romelu Lukaku, quel centravanti belga che lui stesso aveva voluto con forza in riva al Vesuvio e che ora sembra essere diventato un estraneo.
L’occasione per il chiarimento (o meglio, per constatare l’assenza di questo) è arrivata con il rientro dell’attaccante a Castel Volturno. Una presenza, quella del belga nel quartier generale azzurro, che Conte ha raccontato con un filo di delusione che traspariva da ogni parola. “L’ho visto? No. Non ho avuto l’opportunità di parlargli,” ha dichiarato il tecnico riportando l’accaduto. Secondo la ricostruzione del pugliese, Lukaku sarebbe effettivamente passato dal centro sportivo, avrebbe incontrato un dirigente per una discussione interlocutoria, ma non avrebbe trovato il tempo (o la volontà) di fare quel passo in più. “Io ho l’ufficio lì – ha spiegato lapidario Conte – nessuno è venuto a bussare alla mia porta.” Una mancanza di rispetto che l’allenatore non ha nascosto, sottolineando come spesso chi siede in panchina debba fare lo sforzo di capire le dinamiche dei singoli, mentre raramente qualcuno prova a immedesimarsi nelle sue difficoltà.
Lo scontro sul campo e la stilettata all’Inter
Ma le frecce di Conte non sono state scoccate solo nella direzione del suo ex pupillo. Approfittando della conferenza stampa post-partita, l’allenatore ha allargato il mirino includendo il dibattito sulla corsa scudetto e i paragoni con i rivali nerazzurri. Con una punta di orgoglio (e quella sottile vena polemica che lo contraddistingue), Conte ha rivendicato il valore del lavoro svolto finora, respingendo al mittente qualsiasi critica circa le prestazioni altalenanti della sua squadra. “I ragazzi meritano – ha sottolineato – perché nessuno può sapere il lavoro che c’è dietro questi due anni”.
In questo contesto, è arrivato il riferimento alla Supercoppa italiana, vinta dal Napoli nella scorsa estate. Un trofeo che, secondo il tecnico, attualmente rende gli azzurri “gli unici ad aver alzato qualcosa” in questa annata. Da lì, la stoccata verso l’Inter di Simone Inzaghi (che pure naviga in acque ben più tranquille in classifica): “L’Inter ne può alzare due – ha ammesso Conte, parlando delle potenzialità dei nerazzurri – ma l’anno scorso ricordo che non ne ha alzato nessuno”. Un modo, questo, per rimpallare la pressione addosso alla capolista, scaricando le aspettative di vittoria esclusivamente sulle spalle della squadra di Milano e difendendo il percorso del suo Napoli, che proprio nella scorsa stagione era rimasto a bocca asciutta, a differenza di quanto accaduto con il Bologna.
La solitudine del tecnico e il futuro di Lukaku
Tornando al caso che infiamma di più l’ambiente, quello legato a Lukaku, la sensazione è che la frattura sia ormai insanabile. La presenza del giocatore a Castel Volturno, come giustamente notato da molti osservatori, aveva creato l’illusione di un possibile chiarimento o – quantomeno – di un saluto formale dopo mesi di silenzi e tensioni legate agli infortuni e alle riabilitazioni seguite dal giocatore in Belgio. E invece, l’assenza di quel contatto diretto, il fatto che Conte abbia dovuto sapere della presenza del belga attraverso canali ufficiali o terze persone, ha solo certificato la fine di un rapporto che un tempo sembrava indistruttibile.
Con la finestra di mercato estiva ormai alle porte, la dirigenza dovrà trovare una collocazione al centravanti, il cui futuro appare ormai lontano dalla Campania. Il tecnico, da parte sua, ha voluto mettere i puntini sulle ‘i’, ribadendo la sua posizione senza possibilità di fraintendimenti: chi vuole parlare con lui sa dove trovarlo, ma evidentemente per Lukaku – e per chi lo assiste – quell’ufficio è diventato un territorio inesplorato. Una disfatta umana prima ancora che tecnica, che lascia il segno in una stagione dove i risultati altalenanti del Napoli avevano già messo a dura prova i nervi di tutto l’ambiente.




