Conte e il silenzio di Lukaku a Castel Volturno: “Non mi ha salutato, nessuno ha bussato”
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Redazione Sport
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La vittoria per 4-0 sulla Cremonese, nell’anticipo della 24esima giornata di Serie A, avrebbe dovuto restituire al Napoli un po’ di quella serenità perduta dopo lo scivolone con la Lazio. E invece, al “Maradona”, è il retrogusto amaro dei rapporti personali a finire sotto i riflettori, quando Antonio Conte, intervistato a fine partita, decide di non usare mezzi termini nei confronti di Romelu Lukaku. L’attaccante belga, che ormai si può definire un ex pupillo del tecnico pugliese – vuoi per i trascorsi all’Inter, vuoi per la fiducia riposta in lui fino a poche settimane fa – è tornato a Napoli per un solo giorno, ma quel rientro lampo non ha previsto alcun contatto con il proprio allenatore.
Conte, infatti, è stato lapidario: «L'ho visto? No. Non ho avuto l'opportunità di parlargli. Lui è venuto al centro sportivo, ha parlato con un dirigente – ha spiegato il tecnico – ma con me no». Ecco il nodo della questione, perché l’allenatore ha voluto sottolineare un dettaglio che sa di sfida personale: «Io l'ufficio ce l'ho lì, proprio lì. Nessuno è venuto a bussare alla mia porta». Un’uscita secca, che trasforma una semplice assenza di saluto in un episodio dai contorni quasi simbolici, specie se si considera che Lukaku avrebbe potuto compiere un passo di pochi metri per ristabilire un rapporto che, a questo punto, appare incrinato ben oltre il piano fisico.
La festa scudetto dell’Inter rimandata, ma il messaggio di Conte è per tutti
Sul fronte classifica, la vittoria del Napoli ha prodotto un effetto concreto: nessuna celebrazione anticipata per l’Inter. Perfino nell’ipotesi di un successo dei nerazzurri contro il Torino – e senza dimenticare il match del Milan con la Juventus – il distacco non sarebbe comunque sufficiente per garantire l’aritmetica del titolo. Il Corriere dello Sport, nell’edizione odierna, parla di una “festa rimandata”, e non è un dettaglio secondario se letto accanto alla prestazione degli azzurri. Perché la squadra di Conte, dopo essere caduta malamente contro la Lazio in una settimana di critiche giudicate eccessive ma figlie di una prestazione davvero deludente, si è fatta perdonare con una serata strabiliante. McTominay, ad esempio, è apparso dominante; accanto a lui, De Bruyne e Alisson Santos hanno regalato sprazzi di gioco che tengono ancora vivo il sogno tricolore.
Il caso Lukaku, tra assenze e incomprensioni societarie
A gettare ulteriore benzina sul fuoco, tuttavia, è la scelta dello stesso Lukaku di rimanere in Belgio per curarsi da un infortunio, piuttosto che tornare a Napoli. Una decisione che non è piaciuta né a Conte né alla società, la quale ha comunque avuto un colloquio col giocatore durante quella fugace visita in Italia. Il dettaglio, segnalato anche dall’Adnkronos, è che l’attaccante non ha incontrato il proprio allenatore, alimentando l’idea di una frattura ormai difficile da ricomporre. “Non mi ha nemmeno salutato, sono deluso”, ha detto Conte, e il verbo “deluso” pesa più di qualsiasi ammonizione tecnica. Perché in un calcio dove le gerarchie si misurano anche negli spogliatoi e nei corridoi di Castel Volturno, l’atto di non bussare a una porta equivale a un messaggio chiaro: non c’è più sintonia, e forse nemmeno il desiderio di cercarla.
Una prestazione da dimenticare i fantasmi, ma i nodi restano
Il 4-0 alla Cremonese cancella per una notte le critiche della settimana precedente, e la prestazione di alcuni singoli – McTominay su tutti – regala una serata magica al pubblico del Maradona. Tuttavia, il caso Lukaku rischia di riaprire vecchie crepe nel rapporto tra allenatore e giocatore, quelle stesse crepe che a suo tempo sembravano sanate dall’affetto reciproco. Conte ha scelto la via della trasparenza, quasi brutale, parlando a telecamere accese di un saluto mancato e di un ufficio dove nessuno ha bussato. E mentre il Napoli si tiene stretto il tricolore rimandando la festa dell’Inter, il silenzio di Lukaku risuona più forte di qualsiasi gol segnato o subìto.




