Pontida, il raduno della Lega tra ulivi, bandiere e tensioni interne
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Redazione Esteri
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Domenica 20 settembre il pratone di Pontida torna a riempirsi per il tradizionale raduno della Lega, ma questa edizione arriva carica di significati diversi rispetto al passato. È la prima volta che l'appuntamento si svolge senza Umberto Bossi, il fondatore scomparso lo scorso 19 marzo, e la circostanza pesa sull'intera giornata, che si apre già oggi con una cerimonia di ricordo destinata a intrecciarsi con le tensioni che attraversano il partito.
La scelta di uno slogan come "Non passa lo straniero" segna la linea di un raduno che Matteo Salvini ha voluto identitario, privo di ospiti internazionali, con l'obiettivo di ricompattare una base che negli ultimi mesi ha mostrato più di un segnale di insofferenza verso la direzione presa dal segretario.
Il primo anniversario senza il Senatur
Oggi pomeriggio, nel giorno in cui Bossi avrebbe compiuto 85 anni e a sei mesi esatti dalla sua morte, Giuseppe Leoni, architetto 79enne tra i cinque firmatari dell'atto costitutivo della Lega Autonomista Lombarda nel 1984, metterà a dimora un ulivo nel parco di via Leonardo da Vinci a Pontida. «Abbiamo tutti bisogno di pace, non solo i militanti della Lega», ha spiegato Leoni, che ha raccolto quella che considera l'ultima volontà del Senatur: radunare la gente sotto un'unica bandiera per evitare che la dispersione dei voti porti alla fine del movimento.
La cerimonia, in programma alle quattro del pomeriggio e seguita da una messa nell'abbazia di San Giacomo, si presenta come un momento di riconciliazione prima ancora che come un omaggio. Leoni ha invitato Salvini a partecipare, ma non ha ricevuto risposta. Chi vorrà intervenire potrà portare una manciata di terra da deporre attorno alle radici dell'albero: lui stesso ne porterà da Cassano Magnago, dove Bossi è nato, da Gemonio, dove ha vissuto, e da Varese, dove la Lega è partita.
Il malessere del fronte nordista
Da mesi una parte del Carroccio contesta la gestione del partito. I governatori Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e l'ex presidente del Veneto Luca Zaia hanno chiesto a più riprese una modifica dello statuto in senso federale, sul modello dell'alleanza bavarese tra Cdu e Csu, e la possibilità di dar vita a un'associazione del Nord che funzioni come una corrente organizzata.
Nell'incontro di giovedì a Milano con Salvini, i malpancisti hanno ottenuto una nota congiunta in cui si parla di «valorizzare ancora di più il ruolo degli amministratori e dei territori», formula che lascia intravedere un'apertura ma non impegna il segretario a nulla di concreto. Nei giorni scorsi, nelle chat di militanti e dirigenti di Lombardia e Veneto, è circolata un'immagine esplicita contro Salvini con la scritta «Se c'è lui io non ci sarò», segno di una frattura che il pratone non potrà cancellare.
Il segretario ha replicato con un appello a superare «le beghe del passato», avvertendo che «la Lega vince se è unita» e che non si possono avere «partiti nei partiti».
Due leoni, due anime del Veneto
Sul piano simbolico, la presenza del Veneto a Pontida racconta da sola la complessità del momento. Non ci sarà un solo bandierone con il leone di San Marco, ma due. Il primo, quello storico di sei metri e mezzo per dodici, di proprietà personale di Luca Zaia, verrà steso sul prato e raffigura il leone "andante" con il libro aperto e la scritta «Pax tibi Marce evangelista meus», l'unica bandiera al mondo a recare la parola pace.
Il secondo, fatto calare dal palco dal governatore Alberto Stefani, al debutto a Pontida in questa veste, mostra l'altro leone, quello con il vangelo chiuso e la spada sguainata: il gonfalone di guerra della Repubblica Serenissima. Stefani, interpellato sulla scelta, ha commentato: «Non so niente della bandiera con lo spadone, ma sarebbe bellissimo». L'accostamento tra i due vessilli, esposti contemporaneamente nello stesso spazio, restituisce visivamente la distanza tra le posizioni in campo.
Un raduno con numeri in calo
La macchina organizzativa ha registrato un ridimensionamento rispetto agli anni passati. I pullman organizzati dalle federazioni sono oltre cento, contro i più di duecento dello scorso anno, e l'attenzione si concentra su un treno speciale in arrivo da Roma, con un pacchetto viaggio più alloggio riservato a chi arriva dal centrosud. Il partito arriva all'appuntamento con sondaggi che collocano la Lega tra il 5 e il 6 per cento, lontanissimo dal picco del 34 per cento toccato alle Europee del 2019.
La fuoriuscita di Roberto Vannacci, che ha fondato il partito Futuro Nazionale, ha ulteriormente eroso consenso e alimentato i malumori interni. La scaletta degli interventi dal palco non è ancora stata resa nota: resta da capire se e come i governatori critici avranno voce, in un equilibrio che tiene insieme la necessità di mostrare unità davanti ai militanti e la realtà di un partito attraversato da posizioni difficilmente conciliabili.
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