Tadej Pogacar, la scelta e il calendario: dal sogno della Roubaix al quinto Tour

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Tra i profumi della costa di Benidorm, dove la UAE Emirates ha appena svelato il suo nuovo volto per la stagione ventura, Tadej Pogacar ha disegnato con precisione chirurgica i contorni di un anno che si annuncia già storico, rivelando una gerarchia di desideri che parla più di passione che di semplice calcolo. Lo sloveno, campione del mondo in carica, ha infatti costruito il suo percorso verso il 2026 a partire dalle classiche del pavé, passando per le grandi corse a tappe elvetiche, per poi culminare nell’appuntamento più atteso, il Tour de France, dove punta a conquistare la quinta maglia gialla e a unirsi al ristrettissimo club di Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Una dichiarazione, la sua, che non si limita a elencare gare, ma che svela un’anima divisa tra la storia della Grande Boucle e il mito assoluto dell’Inferno del Nord.

Il peso di una preferenza: la Roubaix sopra ogni cosa

È stata proprio una risposta a una domanda diretta a illuminare le priorità dello sportivo, il quale, posto di fronte all’alternativa secca tra un quinto trionfo al Tour e la prima vittoria nella Parigi-Roubaix, non ha esitato a optare per la seconda. “Sceglierei l’Inferno del Nord”, ha affermato Pogacar, consegnando alla stampa una chiave di lettura fondamentale per interpretare il suo prossimo calendario, dove quella corsa occupa un posto sacrale. Una scelta, la sua, che trascende la logica dei numeri – un quinto Tour lo eleverebbe nel pantheon – per abbracciare il fascino irrazionale di una prova unica, fatta di fango, pietrisco e sofferenza estrema, che nessun altro successo potrebbe mai eguagliare, nemmeno una maglia gialla in più.

Il percorso dettagliato: dalle Strade Bianche alla Francia

La mappa della sua stagione, annunciata nel corso del ritiro iberico, prende il via a inizio marzo con le Strade Bianche, per poi snodarsi attraverso alcuni dei monumenti più prestigiosi del ciclismo mondiale. Dopo la classica toscana, infatti, Pogacar punterà alla Milano-Sanremo, al Giro delle Fiandre e, appunto, alla sospirata Parigi-Roubaix, prima di affrontare la Liegi-Bastogne-Liegi. A tappeto, poi, il focus si sposterà sulle corse a tappe, con una doppia presenza in terra svizzera al Tour de Romandie in aprile e al Tour de Suisse a metà giugno, veri e propri antipasti di lusso in vista dell’obiettivo principe, la Grande Boucle. Da lì in poi, come ha specificato lui stesso, “si vedrà”, lasciando intendere che il programma potrebbe ancora estendersi, forse verso la Vuelta a España, senza però fare ulteriori promesse.

Le assenze che parlano: niente Giro, concentrazione totale

Altrettanto significativa, nel mosaico presentato a Benidorm, è l’assenza di una corsa che pure Pogacar ha già vinto in passato: il Giro d’Italia. Questa esclusione dal calendario, tutt’altro che casuale, rafforza l’idea di una preparazione mirata e senza dispersioni, costruita per arrivare al via del Tour nella condizione fisica e mentale più affilata possibile. Una scelta strategica che la sua squadra, la UAE Emirates, ha evidentemente condiviso e supportato, costruendo attorno al capitano un team che, come visto nella presentazione, sembra plasmato per sostenerne le ambizioni multiple, su ogni terreno e in ogni scenario. Un approccio che dimostra come, nel ciclismo moderno, la selezione accurata delle battaglie sia spesso il primo, decisivo passo verso la vittoria della guerra.

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