Papa Leone XIV accelera sulla strada della pace, tra applausi e gesti simbolici
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Redazione Esteri
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«Quante divisioni ha il Papa?» chiedeva Stalin a Yalta, ironizzando sul potere temporale della Santa Sede. Ma la forza del pontefice, che si misura in autorità morale più che in armate, ha dimostrato più volte di poter influenzare gli eventi globali. Leone XIV, erede della linea di Francesco, ha scelto di imprimere una svolta decisa al suo pontificato fin dall’inizio, trasformando le parole in gesti concreti.
Durante il Regina Caeli di ieri, davanti a 150mila fedeli, ha ribadito con fermezza che «non possiamo dimenticare i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre». Un riferimento esplicito ai bambini di Gaza, alla crisi in Myanmar e, soprattutto, al conflitto che continua a lacerare l’Ucraina. Le sue parole hanno scatenato un applauso fragoroso, segno che il messaggio ha colto nel segno.
Ma è stato durante la messa inaugurale che il nuovo Papa ha compiuto quello che molti definiscono già un «piccolo miracolo». Mentre celebrava in piazza San Pietro, due figure apparentemente distanti – JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, e Volodymyr Zelensky – si sono scambiati una stretta di mano. Un gesto semplice, eppure carico di significato, che i media hanno subito associato all’aura del pontefice.
L’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, non ha dubbi: «Il suo sarà un pontificato che costruirà la pace». In un colloquio con Avvenire e il Sir, Shevchuk ha sottolineato l’approccio metodico e sereno di Leone XIV, che sembra voler agire con determinazione, senza clamori ma con gesti precisi.




