Giorgetti e la difesa della manovra: "Massacrati per il taglio Irpef, chi guadagna duemila euro non è ricco"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha imbastito una ferma difesa delle scelte fiscali contenute nella manovra, rispondendo a tono alle critiche che gli sono state rivolte da più parti, le quali, a suo dire, hanno "massacrato" l'operato del governo. Durante un intervento al Festival dei Territori Industriali a Bergamo, il titolare del Mef ha sostenuto con convinzione di ritenersi "nel giusto" per aver orientato il taglio dell'Irpef verso quella fascia di contribuenti che percepisce, usando le sue parole, "cifre ragionevoli". La sua argomentazione, articolata attraverso periodi complessi che mescolano dichiarazioni di principio e risentite reazioni, ruota attorno a una ridefinizione del concetto stesso di ricchezza, che egli contesta apertamente alle istituzioni che hanno sollevato obiezioni.

La polemica sulla definizione di "ricco"

"Bisogna capire cosa si intende per ricco", ha affermato Giorgetti, sfidando le analisi di Bankitalia, Istat e della Commissione parlamentare di vigilanza sulla contabilità pubblica (Upb). Questi organismi, nei loro rapporti, hanno evidenziato come la maggior parte dei benefici del taglio della seconda aliquota, quella compresa tra i 28mila e i 50mila euro di reddito lordo annuo, andrà a vantaggio del venti percento più abbiente delle famiglie. Il ministro, però, respinge tali parametri con un tono quasi sarcastico, chiedendosi se possa essere considerato agiato "chi guadagna 45mila euro lordi all'anno, cioè poco più di 2mila euro netti al mese". Secondo la sua visione, chi si trova in quella condizione economica appartiene al ceto medio, una categoria che il governo ha scelto di sostenere in questo preciso momento storico, dopo aver, a suo dire, già prestato attenzione ai "ceti più svantaggiati" negli anni passati.

L'archiviazione delle critiche e la responsabilità politica

Nel tentativo di archiviare le polemiche, Giorgetti ha sottolineato la differenza tra il giudicare e l'assumersi la responsabilità di decidere. "A giudicare il comportamento degli altri si fa in fretta", ha osservato, lasciando intendere che le critiche provengano da chi non ha lo stesso peso delle decisioni. "Assumersi la responsabilità è più complicato". Questo passaggio del suo discorso, sebbene non menzioni direttamente alcun avversario politico, rappresenta una replica a tutto campo a quanti hanno attaccato la manovra, tra cui spicca la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, la quale ha esortato pubblicamente il ministro a "guardare i dati dell'Istat". Una contrapposizione che rimane sullo sfondo, senza che vengano citati nomi, ma che alimenta il dibattito sull'equità della legge di bilancio.

La difesa dell'intervento sul ceto medio

Il fulcro della sua argomentazione resta la necessità di aiutare chi, pur non essendo ricco, affronta con fatica le spese quotidiane. Giorgetti ha ribadito con forza che "se uno guadagna 2mila euro non è ricco", difendendo l'intervento sullo scaglione fiscale che tocca i redditi fino a 50mila euro lordi annui. Se ne deduce, quindi, che la strategia dell'Esecutivo sia volutamente mirata a sostenere il potere d'acquisto di quella parte di popolazione che, pur non versando in condizioni di indigenza, subisce comunque le pressioni dell'inflazione e del carovita. Una scelta, questa, che il ministro continua a percepire come giusta e doverosa, nonostante il fuoco di fila di osservatori e istituzioni.

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