Roberta Bruzzone indagata per stalking, chiusa l'inchiesta della procura di Cagliari: chat e offese alla collega Sionis
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Redazione Interno
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La procura di Cagliari, nelle persone del sostituto procuratore Gilberto Ganassi, ha notificato un avviso di conclusione delle indagini che vede iscritta nel registro degli indagati la criminologa Roberta Bruzzone, insieme a tre presunti collaboratori, con l'ipotesi di accusa formulata dal pm, e si tratta del reato di stalking in concorso. Le persone offese, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dagli organi di stampa, sarebbero la psicologa forense Elisabetta Sionis, che tra l'altro svolge le funzioni di giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Cagliari, e la di lei figlia, la quale all'epoca dei fatti contestati, e parliamo di una finestra temporale di circa tre anni, era ancora minorenne, circostanza che ha imposto l'attivazione del cosiddetto codice rosso e imposto agli investigatori di procedere con il massimo riserbo. Il fascicolo, complete di un Corposo hard disk contenente le trascrizioni delle conversazioni avvenute in chat tra la Bruzzone e gli altri indagati, ovvero Monica Demma, Giovanni Langella e Marzia Mosca, quest'ultima nota in rete con il nickname “Santanico”, è stato trasmesso per competenza alla procura di Roma, dove ora si valuterà il passo successivo che potrebbe concretizzarsi in una richiesta di rinvio a giudizio.
Il contenuto delle chat e le frasi contestate alla criminologa
Al centro dell'impianto accusatorio, che ipotizza una vera e propria campagna persecutoria coordinata tramite i canali social, vi sono i contenuti emersi dalle conversazioni private del gruppo. Secondo quanto ricostruito, gli indagati si sarebbero accordati per orchestrare attacchi mirati ai danni della Sionis, pubblicando su piattaforme come Facebook, YouTube e Twitch non solo messaggi denigratori ma anche fotomontaggi dal contenuto offensivo e allusioni a sfondo sessuale. Dalle pagine dell'avviso di garanzia, di cui hanno dato conto diversi quotidiani nazionali, affiorano frasi di una violenza inusitata, laddove la vittima veniva descritta come una professionista dalla “miserabile esistenza”, o ancora come una donna “in putrefazione” e “da Tso”. In una delle interazioni finite agli atti, riportata da *Repubblica*, si legge che Langella scriveva: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai”. A questo commento, la stessa Bruzzone avrebbe replicato, e la frase è diventata uno degli elementi più gravi a suo carico: “Spero che un bel malaccio se la porti via”, mentre Demma aggiungeva: “È marcia d'invidia”, dimostrando, secondo l'ipotesi accusatoria, un atteggiamento spietato e continuativo che non si limitava alla sola Sionis ma si estendeva, come detto, anche alla figlia minorenne.
Il precedente di Lucio Lipari e le radici del contrasto professionale
L'inchiesta, che ha radici lontane e affonda in un terreno già minato da pregresse tensioni, non rappresenta il primo capitolo giudiziario legato ai rapporti tra l'entourage della criminologa savonese e la professionista sarda. Nel fascicolo trasmesso a Roma, infatti, viene citato un precedente significativo che aveva già visto la luce lo scorso ottobre, quando Lucio Lipari, considerato un collaboratore della Bruzzone, era stato condannato in primo grado a due anni di reclusione proprio per stalking ai danni di Elisabetta Sionis. In quella circostanza, emerse anche un episodio di particolare efferatezza, quando ignoti arrivarono a bruciare il gatto della criminologa sarda, un gesto che aveva fatto temere un'escalation della violenza. La matrice del conflitto, come si evince dalle ricostruzioni, parrebbe risalire a dissapori sorti nel 2017 in occasione del processo per la morte di Manuel Piredda e le gravissime ustioni riportate dalla moglie Valentina Pitzalis, vicenda processuale nella quale le due professioniste si trovarono su fronti opposti, ingenerando un contenzioso fatto di querele e controquerele che non si è mai realmente sopito.




