Gaza, raid israeliano su scuola: almeno 22 morti tra sfollati. Hezbollah: «Nessun disarmo senza ritiro israeliano»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra venerdì e sabato, un attacco aereo israeliano ha colpito una scuola nel quartiere di Daraj, a Gaza City, dove centinaia di sfollati cercavano riparo dai bombardamenti. Secondo i soccorritori locali, il bilancio – ancora provvisorio – ha superato le venti vittime, tra cui donne e bambini, mentre decine di feriti sono stati trasportati negli ospedali già al collasso. Le immagini diffuse online, sebbene non verificabili in modo autonomo, mostrerebbero corpi gravemente ustionati e macerie che seppelliscono chi è rimasto intrappolato. L’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni sull’accaduto, ma fonti della protezione civile palestinese denunciano la mancanza di attrezzature adeguate per estrarre i sopravvissuti.

A Jabalia, nel nord della Striscia, un altro raid avrebbe ucciso sette persone in un’abitazione civile, secondo Mahmud Bassal, portavoce dell’agenzia di protezione civile. «Alcuni sono ancora sepolti sotto le macerie», ha aggiunto, sottolineando l’impossibilità di intervenire con mezzi adeguati. La crisi umanitaria, aggravata dall’assedio e dalla carenza di beni essenziali, rende ogni operazione di soccorso una corsa contro il tempo.

Intanto, il segretario di Hezbollah, Naim Kassem, ha ribadito che il gruppo libanese non rinuncerà alle armi finché Israele non si ritirerà dalle postazioni al confine meridionale del Libano, occupate dopo la guerra del 2006. La dichiarazione, riportata da Al Jazeera, arriva nell’anniversario del ritiro israeliano dal Libano meridionale nel 2000, e conferma la tensione crescente lungo la frontiera, dove gli scontri a fuoco sono ormai quotidiani.

Sul fronte ucraino, nonostante i tentativi di mediazione – inclusi i recenti contatti tra Putin e Trump – i bombardamenti russi non accennano a diminuire. Zelensky, in un intervento asciutto, ha ricordato che «la guerra non conosce vacanze», mentre le città dell’est subiscono offensive sempre più violente. A Istanbul, i negoziati procedono a fatica, senza che si intraveda una soluzione concreta.

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