Roma scivola nella classifica sulla vita, un barlume dal reddito
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Redazione Interno
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Nonostante un miglioramento, seppur lieve, nella sfera economica, Roma perde terreno nel complesso delle valutazioni che misurano il benessere dei suoi abitanti. Secondo l’indagine annuale sulla qualità della vita 2025, giunta ormai alla ventisettesima edizione e curata da ItaliaOggi e Ital Communications con la collaborazione dell’università Sapienza, la Capitale ha infatti abbandonato cinque posizioni, scivolando dal ventiquattresimo al ventinovesimo posto su un totale di centosette province esaminate. Un arretramento che, se da un lato viene in parte mitigato dall’ascesa nell’ambito di reddito e ricchezza – dove è risalita dal cinquantaduesimo al trentanovesimo posto –, dall’altro appare sintomatico di criticità persistenti in altri settori fondamentali, tra i quali spicca, in negativo, la sicurezza sociale.
Il divario territoriale e il caso del Sud
La fotografia scattata dallo studio, che articola la sua analisi lungo nove dimensioni – dagli affari al lavoro, dall’ambiente alla sicurezza, passando per il sistema salute e il turismo –, continua a mostrare un Paese segnato da profonde differenze geografiche. Mentre il capoluogo pugliese, Bari, compie un passo in avanti di cinque posizioni, attestandosi al sessantaseiesimo posto, la provincia di Foggia, che pure appartiene alla stessa regione, sprofonda al centoquattresimo posto, dopo aver perse undici posizioni in un solo anno. Un dato, quest’ultimo, che la colloca tra le ultime in assoluto, evidenziando come le dinamiche dello sviluppo, o della sua mancanza, possano essere estremamente localizzate. Per il Mezzogiorno e le Isole, la situazione rimane complessa, con L’Aquila – unica rappresentante del gruppo “accettabile” in tutto il Sud – che si classifica al cinquantaseiesimo posto, un faro isolato in un panorama altrimenti difficile.
Cremona e le performance altalenanti
Non sono solo le grandi città del Centro-Sud a registrare performance negative, come dimostra il caso di Cremona, la cui discesa in classifica è stata ancor più marcata di quella romana. La provincia lombarda, infatti, ha subito un arretramento di ben quattordici posizioni, piazzandosi al trentanovesimo posto con un punteggio complessivo di 657. Un calo che, sebbene non la collochi nelle zone basse della graduatoria, indica come la qualità della vita, con i suoi molteplici indicatori, sia un equilibrio instabile e soggetto a significative variazioni anche in aree tradizionalmente considerate più solide dal punto di vista socioeconomico.
Le molte dimensioni del benessere
La classifica, nel suo insieme, non si limita a una valutazione monodimensionale fondata sulla ricchezza economica, ma cerca di restituire una visione più sfaccettata del vivere quotidiano. Accanto al reddito, che per Roma ha rappresentato un elemento di traino, vengono esaminati fattori come l’istruzione, la cultura, la salute e, non da ultimo, la sicurezza, che pesano in maniera decisiva sulla percezione del benessere dei cittadini. È proprio l’interazione, a volte contraddittoria, tra questi diversi aspetti a determinare le posizioni finali, mostrando come un miglioramento in un’area possa non essere sufficiente a compensare le carenze registrate in un’altra.




