La Spagna campione del mondo torna a Madrid, un milione di tifosi attende la parata per le strade della capitale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Coppa è tornata a casa, nella terra che l'ha vista conquistata al termine di un cammino iridato che resterà per sempre impresso nella storia del calcio spagnolo. L'atterraggio del volo dei nuovi campioni del mondo è avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì all'aeroporto di Madrid, dove un'atmosfera carica di attesa e di gioia ha accolto gli eroi appena giunti dagli Stati Uniti dopo il trionfo di East Rutherford.

I primi a mettere piede sul suolo spagnolo sono stati l'allenatore Luis de la Fuente e il capitano Rodri, il quale impugnava il trofeo più ambito del pianeta, sollevandolo sotto gli occhi delle telecamere e di un nutrito gruppo di addetti ai lavori e autorità presenti alla pista.

L'abbraccio della capitale e la visita al Palazzo della Zarzuela

Il programma dei festeggiamenti, che si protrarrà per l'intera serata a partire dalle 18, coinvolgerà un milione di tifosi già pronti a gremire le vie del centro storico, dove la formazione di Luis de la Fuente sfilerrà a bordo di un autobus scoperto da Moncloa fino a Piazza Cibeles, uno dei luoghi simbolo della celebrazione sportiva madrilena.

Prima di immergersi nella marea di sostenitori che hanno seguito con trepidazione ogni minuto del torneo, la delegazione spagnola si recherà presso il Palazzo della Zarzuela, alla periferia di Madrid, per essere ricevuta dal Re Felipe VI, in un incontro che sancisce il riconoscimento istituzionale di un'impresa storica per la nazionale maschile.

Le immagini del rientro e l'impresa di New Jersey

Le immagini diffuse dagli organi di stampa hanno catturato l'istante esatto in cui Rodri è apparso sulla scaletta dell'aereo, con la Coppa del Mondo saldamente tra le mani, affiancato dal selezionatore che ha saputo plasmare un gruppo capace di imporsi con autorità sulla scena globale. La vittoria, arrivata con il risultato di 1-0 contro l'Argentina nella finale disputatasi a East Rutherford, nel New Jersey, ha regalato alla Roja il secondo titolo iridato della propria storia, dopo il successo del 2010 in Sudafrica.

Un trionfo che porta la firma di una generazione di calciatori talentuosi e di uno staff tecnico che ha saputo gestire le pressioni di un torneo massacrante, trovando la quadratura del cerchio nel momento decisivo.

Una finale dagli equilibri tattici e il ricordo delle grandi sfide del passato

Non è stata una bella finale del Mondiale, diciamolo subito, perché la partita di domenica si è subito incanalata su binari tattici serrati che hanno limitato le giocate creative e le occasioni da rete, portando la mente degli osservatori più navigati a quei confronti aridi che hanno segnato la storia del calcio. Il parallelo più immediato corre verso la finalissima del 1990 tra Argentina e Germania o quella del 1994 tra Brasile e Italia, due esempi lampanti di come l'importanza dell'evento finisca spesso per inibire gli slanci offensivi e favorire un calcio di attesa e di fisicità.

Forse proprio la spettacolare finale del 2022 ci aveva fatto dimenticare che le gare per l'assegnazione del titolo mondiale raramente producono capolavori tecnici, trasformandosi piuttosto in duelli psicologici ed emotivi in cui ogni errore può risultare fatale.

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