Spagna campione del mondo, il trionfo di Rodri e De La Fuente: festa a Madrid con un milione di tifosi

Spagna campione del mondo, il trionfo di Rodri e De La Fuente: festa a Madrid con un milione di tifosi
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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine che resterà impressa nella memoria di questo mondiale, ed è quella di Rodri che solleva al cielo il trofeo più pesante di tutti, mentre alle sue spalle l’urlo liberatorio di una squadra intera si perde tra i coriandoli e il flash degli obiettivi. La Spagna è campione del mondo e il suo rientro a Madrid, dopo la vittoria in finale contro l’Argentina negli Stati Uniti, ha assunto i contorni di una vera e propria apoteosi collettiva.

Non era scontato, e forse neppure immaginabile fino a poche settimane fa, che questa nazionale potesse catalizzare l’entusiasmo di un milione di persone scese in strada per omaggiare i nuovi eroi del calcio mondiale.

Una finale che non decolla e il ricordo dei tempi che furono

Se siamo sinceri, e il mestiere del giornalista impone di esserlo sempre, la finale non è stata certo una partita memorabile. La mente, per chi ha un po’ di anni di calcio sulle spalle, è corsa subito a quelle gare aride, bloccate, giocate più col cervello che con i muscoli, che hanno segnato la storia del pallone. Il paragone con la finale del 1990 tra Argentina e Germania, o con quella del 1994 tra Brasile e Italia, viene spontaneo, quasi inevitabile.

Dopo due semifinali che, a loro modo, erano state epiche e avevano alimentato la speranza di uno scontro sulla carta apertissimo e ricco di gol, ci si aspettava un verdetto diverso sul campo. E invece no, il copione ha seguito le regole non scritte delle grandi sfide che contano, quelle in cui la posta in palio è talmente alta da paralizzare anche i più talentuosi. Forse è stato proprio lo spettacolo travolgente della finale del 2022, vinta dall’Argentina ai rigori contro la Francia, a farci dimenticare una verità amara: le finali, salvo rare eccezioni, raramente sono belle partite.

Ma questo, in fondo, conta fino a un certo punto, perché a vincere è stata la squadra che ha saputo soffrire meglio, che ha gestito i momenti di difficoltà e che ha colpito al momento giusto.

Il ritorno degli eroi: dall'aeroporto alla Zarzuela

Il volo di rientro dalla terra americana ha toccato il suolo spagnolo tra un tripudio di sirene e applausi, con i giocatori visibilmente emozionati e stanchi, ma consapevoli di aver scritto una pagina indelebile. Ad attenderli, prima ancora del bagno di folla che li avrebbe travolti nelle ore successive, c’erano gli impegni istituzionali, quelli che il protocollo e la storia impongono a chi diventa ambasciatore di un intero paese.

La comitiva, guidata dal ct Luis de la Fuente e dal capitano Rodri, si è diretta subito al Palazzo della Zarzuela, nella periferia di Madrid, per l’incontro con il re Felipe VI. Il sovrano, ricevendo i campioni del mondo, ha voluto sottolineare il significato più profondo di questa vittoria con parole che hanno fatto breccia nel cuore di tutti i presenti. "Quando la nostra nazionale gioca, giochiamo tutti. quando avete vinto, avete vinto per tutta la Spagna", ha commentato il monarca, stringendo le mani dei calciatori e posando per la foto ufficiale che già campeggia sulle prime pagine di tutti i quotidiani iberici. Un riconoscimento che va oltre il semplice successo sportivo, e che certifica un’unità di intenti e di sentimenti che raramente si era vista in passato.

L'abbraccio di Moncloa e la festa con il premier Sanchez

Subito dopo il saluto al re, la delegazione si è spostata al palazzo Moncloa, sede del governo, dove ad attenderli c’era il premier Pedro Sanchez. Anche in questo caso, l’accoglienza è stata calorosa e istituzionale, con il presidente del governo che ha voluto ringraziare personalmente ogni singolo componente della rosa per l’esempio di squadra e di sacrificio offerto durante tutta la competizione.

Sanchez, circondato dai giocatori, ha ribadito come questa vittoria rappresenti un momento di gioia collettiva in un periodo storico non sempre facile, e come lo sport, in particolare il calcio, abbia la straordinaria capacità di regalare emozioni genuine e di compattare il tessuto sociale. Ma il momento più atteso, quello che i giocatori stessi aspettavano con maggiore trepidazione, era un altro. L’appuntamento con la gente, con quel milione di tifosi che nel frattempo avevano già invaso le strade del centro, colorando di rosso e giallo ogni angolo della capitale.

Un milione di persone in piazza per il bagno di folla a Cibeles

La parata su un autobus scoperto, partita da Moncloa e diretta verso la celebre Plaza de Cibeles, si è trasformata in un viaggio trionfale tra un mare di bandiere, sciarpe e cori. Le strade, gremite in ogni centimetro, hanno restituito alle Furie Rosse tutto l’affetto di una nazione che non vedeva l’ora di abbracciare i propri beniamini. La Dea Cibeles, simbolo del Real Madrid ma ormai adottata come palcoscenico naturale per le celebrazioni della nazionale, ha fatto da sfondo a una serata che è proseguita fino a tarda notte.

I giocatori, uno dopo l’altro, si sono affacciati sul palco allestito per l’occasione, scatenando l’entusiasmo di una folla che ha cantato a squarciagola gli inni e i cori più popolari. Non è mancato il tradizionale bagno di folla, con i calciatori che, in un tripudio di selfie e abbracci, hanno ricambiato l’affetto dei sostenitori più accaniti. Una festa che è stata anche l’occasione per salutare i veterani e per guardare al futuro, con la consapevolezza che questo gruppo, guidato da un tecnico pragmatico e visionario come De La Fuente, ha ancora ampi margini di miglioramento.

La Spagna torna a casa con la Coppa, ma soprattutto con la certezza di aver regalato al proprio popolo un sogno che nessuno potrà più rubare.

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