La vecchia Vespa si trasforma in elettrica: il kit Newtron tra retrofitting e made in Italy

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’era una volta, nel dopoguerra, la necessità di far muovere un Paese distrutto, ed Enrico Piaggio, con il suo intuito, colse l’opportunità regalando agli italiani una libertà su due ruote economica e semplice. Oggi, in un contesto che non richiede più solo mobilità, ma sopratutto sostenibilità, quella stessa icona – la Vespa – non viene rottamata, bensì rigenerata. A Milano, Newtron, azienda nata nel 2015 con l’obiettivo di produrre sistemi di riqualificazione ibrida ed elettrica, ha presentato un progetto che fonde il fascino del design senza tempo con la propulsione a zero emissioni locali, un connubio reso possibile dal cosiddetto “retrofit”. Si tratta, senza troppi giri di parole, della trasformazione di un veicolo termico in uno elettrico, e Nicola Venuto, CEO dell’omonima società, ha chiarito la filosofia alla base dell’operazione: convertire invece di sostituire, preservando l’identità che ha reso celebre lo scooter nel mondo.

Come funziona la conversione e chi la rende possibile

Il cuore del progetto, battezzato “Vespa Newtron”, risiede in un kit modulare e omologato che, come confermano le specifiche tecniche diffuse durante la presentazione, va a intervenire esclusivamente sul sistema di propulsione. Non si tocca l’anima estetica del mezzo: telaio, carrozzeria e ciclistica rimangono intatti, mentre il vecchio motore a scoppio lascia spazio a un’architettura elettrica composta da motopropulsore, batterie agli ioni di litio e centralina di gestione. L’azienda, forte di una componentistica dichiaratamente “100% italiana” – fatta eccezione per le celle delle batterie, che arrivano da Cina e Medio Oriente –, ha già ottenuto il via libera grazie al decreto che estende le procedure di omologazione. In pratica, Newtron opera come costruttore indipendente, e non necessita di autorizzazioni da parte di Piaggio per effettuare le modifiche, un dettaglio non da poco che snellisce l’iter burocratico.

Numeri, prestazioni e una gamma che copre vent'anni di storia

Veniamo ai numeri, perché è nei dati che si misura la portata di questa operazione. Il kit è disponibile in due configurazioni principali: una da 11 kW, che replica le performance di un 125 termico, e una più briosa da 14 kW, vicina a un 300. L’autonomia, fattore critico per chi guarda all’elettrico, si attesta su valori reali tra i 100 e i 120 chilometri – sufficienti per l’uso urbano quotidiano – mentre la ricarica completa richiede circa quattro ore. La velocità è autolimitata tra i 90 e i 110 km/h. La compatibilità, poi, copre un arco temporale impressionante: dai modelli Granturismo 125L del lontano 2003 fino alle più recenti GTS 310 del 2025, passando per le varie evoluzioni delle serie GTS, GTV e LXV. Questa ampiezza dimostra come Newtron punti a intercettare il patrimonio di milioni di italiani che custodiscono in garage una Vespa amata ma, oggettivamente, ormai inquinante. L’incremento di peso, tra l’altro, si ferma a un contenuto 5%, preservando quella maneggevolezza leggendaria che ha decretato il successo del mezzo.

Prezzi, officine e l'acquisizione che allarga gli orizzonti

Se si vuole portare la propria Vespa dal meccanico per la “trasfusione” elettrica, il solo kit ha un prezzo di partenza di 3.590 euro per la versione base, cifra che sale a 4.590 euro per il modello più potente. Per chi preferisse acquistare lo scooter già convertito “chiavi in mano”, la spesa si aggira invece tra 7.590 e 8.990 euro. L’operazione non è solo un esperimento di nicchia: l’azienda, che ha recentemente messo a segno l’acquisizione totale di Garage Italia – la celebre realtà imprenditoriale nata intorno alle “Spiaggine” –, punta a convertire tra le 250 e le 500 unità entro la fine dell’anno, per arrivare a regime a un target di circa duemila pezzi annui. Per gestire l’installazione, Newtron può contare su una rete già attiva di oltre 70 officine specializzate sparse sul territorio nazionale. L’obiettivo, insomma, è chiaro: estendere il ciclo di vita di ciò che esiste già, dando una seconda chance a uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy, senza snaturarlo ma semplicemente riconvertendolo al futuro.

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