Coop Alleanza 3.0 raddoppia l’utile (grazie a Unipol) ma il retail perde ancora 15 milioni
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Redazione Economia
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Il bilancio 2025 di Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa di consumatori del sistema, racconta una storia a due facce – o meglio, a due gestioni profondamente diverse – dove i numeri aggregati rischiano di nascondere le crepe strutturali sotto il tappeto del consolidato. Da un lato, l’utile netto di gruppo vola a 38,5 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 18,1 milioni dell’esercizio precedente: un balzo di 20,4 milioni che sembrerebbe certificare una ripresa solida. Eppure, questo risultato è interamente figlio della finanza, non della spesa al dettaglio. La voce che spiega quasi interamente la performance è quella dei dividendi incassati dalla partecipata Unipol Assicurazioni, saliti a 143 milioni di euro, una cifra che da sola supera di gran lunga l’utile finale e che ha permesso di assorbire le perdite ricorrenti del core business.
Il buco nella gestione caratteristica
La cosiddetta “gestione caratteristica” – quella legata all’attività quotidiana dei supermercati, dagli scaffali alle casse – continua a chiudere in rosso per il sesto anno consecutivo, anche se il passivo si è ridotto a 15 milioni, contro i 45 milioni del 2024. Un miglioramento, certo, ma ancora lontano dalla sostenibilità senza l’ossigeno finanziario di Unipol. Le vendite a insegna (cioè quelle realizzate direttamente nei punti vendita Coop) sono cresciute del 2,3% rispetto all’anno prima, raggiungendo 5,87 miliardi di euro: un incremento che, tradotto in termini reali, fatica a tenere il passo con l’inflazione sui beni alimentari, e che comunque non è bastato a portare in pareggio un comparto dove i margini restano sotto pressione.
La risposta alle tensioni globali
Durante la conferenza stampa di presentazione del bilancio, il presidente Domenico Livio Trombone ha dedicato ampio spazio non tanto ai numeri della perdita retail, quanto alle strategie per affrontare le turbolenze internazionali. La crisi in Medio Oriente, ha spiegato, sta già producendo effetti indiretti sui costi logistici: «Se è banale parlare solo dell’aumento del carburante – ha osservato – tutto quello che viene trasportato su strada e finisce sugli scaffali vivrà una crescita dei prezzi». Per evitare che questi rincari si scarichino integralmente sul consumatore finale, la cooperativa ha messo a punto un piano di mitigazione a favore dei soci, pensato per «tenere calmierati i prezzi al consumo». Un meccanismo che, nelle intenzioni, dovrebbe assorbire parte degli shock esterni senza però compromettere ulteriormente un margine già fragile.
Unipol, una partecipazione strategica che pesa sul conto economico
Sul ruolo di Unipol, Trombone non ha usato mezzi termini: «È una partecipazione importante oltre che strategica. Nel 2025 abbiamo registrato un incremento del dividendo a 143 milioni che ci dà grande soddisfazione; abbiamo una quota importante e siamo contenti dei risultati che ci vengono restituiti». La frase, letta insieme al bilancio, fotografa una dipendenza ormai strutturale. Senza quei 143 milioni, infatti, il gruppo avrebbe chiuso l’anno con una perdita consolidata di oltre 100 milioni. Il risultato della sola cooperativa (cioè senza le partecipate) è invece positivo per 50,2 milioni, un dato che però include già i proventi finanziari: la separazione contabile tra i due mondi resta dunque opaca. Quel che è certo è che, mentre le vendite salgono a 5,9 miliardi e il fatturato complessivo accenna a un +2,3%, il cuore dell’attività – vendere generi alimentari ai soci – non sa ancora stare in piedi da solo.




