Trump valuta il riconoscimento della Crimea russa, mentre a Washington indagano sulle intercettazioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante le ferme obiezioni sollevate dai politici europei, gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, starebbero seriamente considerando l'ipotesi di riconoscere il controllo della Russia sulla Crimea e sui territori liberati dall’esercito russo, una mossa che, secondo quanto riportato dal Daily Telegraph e citando fonti ben informate, avrebbe l'obiettivo primario di perseguire una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina. È sempre più palese, del resto, come agli americani non interessi più di tanto la posizione europea, un dato di fatto che spinge Washington verso una direzione autonoma e potenzialmente destabilizzante per la coesione atlantica. La situazione diplomatica, già di per sé intricata, si complica ulteriormente a causa di una fuga di notizie che ha riportato alla luce il fantasma delle interferenze, con conversazioni riservate tra alti funzionari finite sotto i riflettori della cronaca e delle indagini.

La caccia alla talpa e il fantasma del passato

È già partita, nei corridoi del potere americano, una meticolosa caccia alla talpa, con l’intento di scoprire chi abbia intercettato e poi divulgato il contenuto delle telefonate riservate tra un alto consigliere del Cremlino, Jurij Ushakov, e l’inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff; la stessa sorte è toccata a uno scambio tra Ushakov e il mediatore di Putin, Kirill Dmitriev. Alla Casa Bianca, si apprende, si cerca in ogni modo di escludere che a divulgare quelle conversazioni sia stato un “interno”, un'ipotesi che riaprirebbe una ferita mai del tutto sanata, per evitare un nuovo “caso Flynn”, il quale, nel 2017, travolse la precedente amministrazione quando filtrarono alla stampa i colloqui del consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. Un episodio che segnò profondamente l’inizio del primo mandato di Trump e che oggi, in un contesto per molti versi simile, rischia di minare la credibilità delle delicate trattative in corso.

Il nuovo scenario ucraino e gli attacchi nel Mar Nero

Nel frattempo, l’Ucraina entra in una fase politicamente delicatissima, dopo lo scandalo corruzione che ha condotto alla sostituzione del capo dell’ufficio presidenziale: il presidente Zelensky ha infatti rimosso Andrij Yermak, affidando il ruolo cruciale a Rustem Umerov, al quale spetterà anche il compito di guidare la delegazione ucraina nei futuri, e ormai imminenti, negoziati di pace. Parallelamente, le autorità di Kiev hanno rivendicato un attacco nel Mar Nero contro due petroliere appartenenti alla cosiddetta “flotta fantasma” russa, un insieme di navi che Mosca utilizza sistematicamente per eludere le sanzioni occidentali, un'azione che dimostra come la guerra proceda su più fronti, non solo diplomatici.

L’agenda fitta di incontri e il vertice annunciato

Proprio nella giornata in cui in Florida si aprono i colloqui Stati Uniti-Ucraina – ai quali prendono parte il segretario di Stato americano Marco Rubio e l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, i quali ricevono una delegazione di Kyiv guidata dal neocostituito capo negoziatore Rustem Umerov per discutere del piano americano destinato a porre fine alla guerra – il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato, tramite l’agenzia Tass, che il presidente russo Vladimir Putin incontrerà Witkoff all’inizio della prossima settimana. L’incontro, di altissimo profilo, si terrà prima della partenza di Putin per l’India, dove è atteso per una visita di Stato di tre giorni, un timing che sottolinea l’intensa attività diplomatica in un momento di potenziale svolta.

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