Apple accusa gli sviluppatori: prezzi delle app invariati nonostante le commissioni più basse

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Apple ha rilanciato la sua offensiva contro il Digital Markets Act, la normativa europea che impone alle grandi piattaforme digitali di aprire i propri ecosistemi alla concorrenza, sostenendo, attraverso uno studio commissionato a una società di analisi economica, che i benefici per i consumatori non si sono materializzati. L’azienda di Cupertino, la quale ha recentemente adeguato le sue politiche per conformarsi alla legge, ha evidenziato come la riduzione delle commissioni applicate agli sviluppatori non abbia prodotto, come ci si sarebbe potuti aspettare, un corrispettivo abbassamento dei prezzi finali delle applicazioni. Questo assunto, che rappresentava uno dei pilastri logici su cui si fondava l’intervento regolatorio, sembra dunque non aver retto alla prova dei fatti, secondo l’analisi che ha esaminato un campione significativo di transazioni nel mercato europeo.

La posizione di Apple non si limita a una semplice constatazione, ma si traduce in un’azione formale di opposizione alla regolamentazione. La società, infatti, ha presentato alle autorità di Bruxelles un documento molto dettagliato, nel contesto della prima revisione del DMA, chiedendone esplicitamente l’abrogazione. Lo studio citato, che ha passato in rassegna milioni di transazioni relative a migliaia di app, ha evidenziato un paradosso: se da un lato gli sviluppatori hanno effettivamente beneficiato di un alleggerimento del carico fiscale imposto dalla piattaforma — con un abbassamento medio delle commissioni —, dall’altro questo margine economico aggiuntivo non è stato trasferito agli utenti sotto forma di listini più accessibili. Una parte di quei maggiori profitti, fa notare l’azienda, ha addirittura preso la strada di Paesi extraeuropei, senza dunque generare un circolo virtuoso all’interno del mercato unico.

Il Digital Markets Act, entrato in vigore nella primavera del 2024, è stato concepito con l’obiettivo primario di limitare il potere di mercato dei cosiddetti gatekeeper, ossia quelle grandi Corporation tecnologiche che controllano l’accesso a vasti bacini di utenti. La filosofia della norma, che punta a stimolare la concorrenza e ad ampliare le opportunità per nuovi operatori, si scontra dunque con i risultati presentati da Apple. L’apertura forzata dell’ecosistema, che pure ha introdotto elementi di novità e scelta per quanto riguarda i canali di distribuzione delle applicazioni, non è riuscita a innescare quella dinamica di ribasso dei prezzi che era tra le attese più concrete per i consumatori dell’Unione Europea. La compagnia, dal canto suo, utilizza questi elementi per corroborare la sua tesi di fondo: l’intervento regolatorio, per quanto benintenzionato, avrebbe fallito il suo scopo principale, generando al contempo distorsioni e conseguenze non previste nell’economia digitale.

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