Salvataggi estremi: vigili del fuoco in azione per un cane e un gregge disperso
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Redazione Interno
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Un dirupo di oltre duecentocinquanta metri, una parete scoscesa e viscida per il maltempo che ha imperversato: è in questo scenario, a Supino in località Santa Serena, che si è consumata la difficile operazione di soccorso portata avanti dai vigili del fuoco del Comando di Frosinone. L'obiettivo era recuperare un segugio, precipitato nel burrone, che resisteva da giorni aggrappato a uno sperone di roccia. L'intervento, avviato subito dopo la segnalazione del primo dicembre, ha richiesto un impegno continuativo di quattro giornate, durante le quali gli uomini del soccorso alpino e speleologico hanno dovuto affrontare non solo la profondità del precipizio ma anche le avverse condizioni atmosferiche, che hanno più volte rallentato le manovre tecniche. Solo nel primo pomeriggio di oggi, dopo una complessa discesa in corda doppia e l'uso di specifiche attrezzature, è stato possibile agganciare l'animale, ormai sfinito, e riportarlo in sicurezza, chiudendo un'epopea che aveva tenuto col fiato sospeso quanti, sul luogo, seguivano le operazioni.
L'attacco notturno e la disperazione sui monti
Mentre a Frosinone si concludeva il salvataggio, un'altra storia di tenacia e dedizione prendeva forma sui monti al confine con la Svizzera, dove una giovane allevatrice di diciannove anni, da poco intrapresa l'attività pastorale con un gregge di oltre quaranta capre per la produzione di formaggi artigianali, ha visto infrangersi il proprio sogno. Nel cuore della notte, infatti, un branco di lupi ha assalito la sua malga sopra Dosso del Liro, nel comasco: l'aggressione, oltre a causare ferite e vittime tra gli animali, ha generato un panico tale da spingere il grosso del gregge a fuggire verso quote altissime, fino ai duemilacinquecento metri del Monte Carinello, scomparendo tra i versanti impervi e innevati. Un evento che ha lasciato la giovane, supportata dal padre, in uno stato di angoscia profonda, consapevole che ogni ora passata avrebbe drasticamente ridotto le possibilità di ritrovare le capre ancora in vita.
La ricerca ostinata e il recupero in alta quota
La disperazione, però, non ha avuto il sopravvento. Per dieci giorni, senza sosta, l'allevatrice e il padre hanno perlustrato i pendii, seguendo tracce e richiami nella speranza di ricomporre il gregge. La tenacia della ricercatrice, unita all'allarme lanciato alle autorità, ha finalmente attivato la macchina dei soccorsi: sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, specializzati in operazioni alpine, che hanno coordinato una delicata missione di ricerca e recupero in un ambiente ostile e di difficile accesso. L'impresa ha richiesto pianificazione meticolosa e grande sforzo fisico, considerata l'altitudine estrema e la conformazione del terreno, dove gli animali si erano rifugiati in cerca di salvezza dopo la traumatica esperienza con i predatori.
Un bilancio amaro ma con un finale di speranza
Alla fine, delle oltre quaranta capre disperse, ne sono state recuperate trentasette, un risultato che, seppur segnato dalla perdita di alcuni capi, ha restituito alla giovane pastora la gran parte della sua fonte di sostentamento e del suo progetto di vita. Gli animali, condotti in sicurezza a valle, mostravano i segni dell'episodio vissuto e della prolungata permanenza in alta quota, ma sono ora sotto osservazione e cure. L'episodio, al di là dell'esito positivo del salvataggio, riaccende il dibattito, mai sopito, sulla coesistenza tra attività umane e la presenza del lupo, un animale protetto che torna a popolare le nostre montagne, generando situazioni di conflitto che chiamano in causa politiche di prevenzione e di sostegno concrete per chi, come la giovane donna, sceglie di vivere e lavorare in territori così ardui e magnifici.




