Machina Sacra, in Cilento la prima processione digitale: l'IA guida il corteo e gli smartphone diventano lumini
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C'è chi, per secoli, ha percorso le stesse strade portando a spalla un simulacro di legno o di gesso, un corpo sacro da venerare. Ma, a Bosco, nel comune di San Giovanni a Piro, in quel lembo di Cilento che si affaccia sul mare e si addentra tra i monti, la tradizione ha incontrato una svolta inedita: al posto della statua del santo, un grande schermo digitale; al posto dei ceri accesi, la luce degli smartphone.
È questa l'essenza di "Machina Sacra", la performance artistica che, l'8 luglio scorso, ha trasformato il borgo in un laboratorio a cielo aperto sul confine, sempre più labile, tra spiritualità, tecnologia e partecipazione collettiva. L'evento, che ha segnato la prima processione digitale mai realizzata in Italia, si inserisce nel cartellone del festival MicroCosmi.
Un rito contemporaneo tra litanie digitali e codice QR
L'elemento che ha catalizzato l'attenzione è stato il corteo stesso: un gruppo di persone in fila, una scena che richiama le più classiche processioni italiane, ma che qui si muoveva al seguito di un maxi-schermo, portato a spalla come un moderno simulacro. I partecipanti, armati dei propri telefoni, hanno avuto un ruolo attivo, e non solo da spettatori.
Collegandosi all'opera attraverso un QR code, ogni dispositivo si è trasformato in un lumino digitale, diffondendo una litania generata dall'intelligenza artificiale che si propagava per le vie del paese, illuminando il percorso e i volti di chi vi prendeva parte. Un sistema di IA, gestendo da remoto i cellulari, ha di fatto coordinato l'intera esperienza, creando un coro di voci e suoni artificiali che hanno sostituito le tradizionali preghiere.
Tra provocazione artistica e riflessione sulla fede
L'iniziativa, tuttavia, non è nata con l'intento di scalfire la fede o di sostituirsi al rito religioso, ma come un progetto artistico di forte impatto visivo e concettuale. Gli autori, Max Magaldi e Matteo Mandelli, hanno più volte sottolineato la natura laica dell'operazione, dichiarando di non voler mettere in discussione la fede, bensì di osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo e ciò che decidiamo di seguire.
La loro riflessione, che prende forma in un'epoca in cui Papa Leone XIV ha dedicato l'enciclica "Magnifica Humanitas" alla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale, punta a rendere visibile una nuova liturgia, quella collettiva e inconsapevole a cui partecipiamo ogni volta che, a testa bassa sullo schermo, cediamo attenzione, dati e tempo.
Dal borgo alla cappella: un'opera che resta esposta
Il percorso della processione si è concluso nella Cappella del Carmine di Bosco, dove l'opera è stata deposta e resterà esposta fino al 12 luglio, ultimo giorno del festival MicroCosmi. Questo passaggio conclude idealmente il rito contemporaneo, trasformando la performance in una presenza statica ma non per questo meno carica di significato.
Prima dell'evento, Magaldi e Mandelli hanno lavorato a porte aperte negli spazi di Casa Ortega, l'antica dimora del pittore realista spagnolo José Ortega, creando un dialogo con la parrocchia e la Pro Loco del posto. L'intera operazione si è sviluppata così in tre momenti distinti: la residenza artistica, la processione performativa nello spazio pubblico e l'ostensione finale, a testimonianza di un'arte che cerca di abitare e interrogare il territorio in modo profondo.




