Macron, Starmer, Merz e Tusk a Kiev: «Mosca accetti una tregua di 30 giorni»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I leader europei Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Donald Tusk sono arrivati nella capitale ucraina per un incontro con Volodymyr Zelensky, nel tentativo di rilanciare una proposta di cessate il fuoco che, seppur già avanzata in passato, finora non ha trovato accoglienza da parte del Cremlino. «Insieme agli Stati Uniti, chiediamo alla Russia di concordare una tregua completa e incondizionata di trenta giorni», hanno dichiarato in un comunicato congiunto, sottolineando che una pausa nei combattimenti potrebbe aprire la strada a negoziati per una soluzione duratura.

La missione diplomatica, che vede anche la partecipazione a distanza della premier italiana Giorgia Meloni, arriva in un momento delicato, segnato dall’intensificarsi degli aiuti militari occidentali a Kiev e dalla recente parata militare russa, con cui Vladimir Putin ha voluto ribadire la determinazione di Mosca. Sebbene l’iniziativa sia sostenuta da Washington e da gran parte dei Paesi Ue, le possibilità che venga accolta appaiono esigue, considerata la posizione finora intransigente del governo russo.

Friedrich Merz, reduce da un giro di consultazioni a Bruxelles con i vertici Nato, ha lasciato intendere che i contatti tra i leader europei e l’amministrazione statunitense potrebbero portare a un’intesa, ma senza fornire dettagli sulle condizioni che Mosca dovrebbe rispettare. Intanto, Zelensky ha ribadito l’importanza di un fronte unito: «Siamo grati per il sostegno, ma la sicurezza dell’Ucraina dipende dalla nostra capacità di resistere», ha affermato, mentre i colloqui si aprivano con un videocollegamento della Meloni.

Macron, dal canto suo, ha rinnovato l’impegno francese, dichiarando che «di fronte all’aggressione russa, la risposta deve essere collettiva». Tuttavia, resta da vedere se questa pressione diplomatica, unita alla proposta di tregua, possa incidere su un conflitto che, dopo mesi di stallo, sembra lontano da una svolta. L’ipotesi di un cessate il fuoco temporaneo, già avanzata da Donald Trump a marzo senza successo, rientra in una strategia volta a creare spazi di dialogo, ma finora né le offensive ucraine né le sanzioni occidentali hanno convinto Putin a cedere.

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