I Ris cercano nuove prove nella tenuta di Ragnedda, si indaga sui complici
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Redazione Interno
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Le indagini sul femminicidio di Cinzia Pinna, la giovane di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola al volto nella notte tra l'11 e il 12 settembre, procedono senza sosta e rivelano, giorno dopo giorno, contorni sempre più complessi. Gli specialisti del Ris dei carabinieri di Cagliari hanno fatto ritorno nella tenuta di Conca Entosa, tra Palau e Arzachena, un luogo isolato che si è trasformato nel teatro di una tragedia annunciata. L'obiettivo principale, in questa nuova fase degli accertamenti, è quello di trovare una conferma materiale alla ricostruzione fornita dall'unico accusato dell'omicidio, Emanuele Ragnedda, il quale, dopo la confessione, è finito al centro di un'indagine che ora sembra allargarsi a nuovi soggetti. Le sue dichiarazioni, infatti, parlano di un tentativo di disfarsi del Corpo della vittima, gettandolo in mare, un piano al quale avrebbero preso parte altre persone, più di quelle già note agli investigatori.
La caccia alle prove decisive
Nel vasto appezzamento di terreno, un'operazione meticolosa ha visto affiancarsi agli uomini del Ris i tecnici di Forestas e i cacciatori locali, impegnati a ripulire con decespugliatori tratti di macchia particolarmente fitti. Si cerca qualcosa di specifico che possa fare luce sulla dinamica e, soprattutto, sulla catena degli eventi successivi all'omicidio. Tra le priorità degli investigatori coordinati dalla procura di Tempio vi è il ritrovamento del telefono cellulare di Cinzia Pinna e dei suoi indumenti, scomparsi quella notte, insieme a qualsiasi traccia biologica o impronta che possa corroborare o, al contrario, smentire la versione resa dall'imprenditore vitivinicolo. La ricerca si concentra su ogni dettaglio che possa aiutare a ricostruire la verità, un puzzle i cui pezzi sono ancora sparsi in quell'ampia tenuta.
Il quadro investigativo si amplia
Le dichiarazioni di Ragnedda, che lo hanno portato a essere ricoverato per quello che è apparso come un tentativo di suicidio, hanno aperto uno scenario nuovo e inquietante. L'imprenditore 41enne, reo confesso del delitto, ha parlato esplicitamente di un piano per far sparire il corpo della giovane in mare, un'operazione che, per essere portata a compimento, avrebbe richiesto l'aiuto di complici. Le persone attualmente indagate per favoreggiamento sono due, ma le indagini lasciano intendere che il numero di coloro che, in un modo o nell'altro, potrebbero essere stati coinvolti sia più alto. Si tratta di capire chi abbia prestato assistenza nel tentativo di occultare le prove di un crimine così efferato, un aiuto che potrebbe essersi concretizzato nello spostamento del corpo o nella pulizia della scena del delitto.
Un caso che scuote la Gallura
Mentre i militari setacciano minuziosamente il terreno, l'attenzione rimane focalizzata su ogni movimento all'interno della proprietà. L'omicidio di Cinzia Pinna, per la sua brutalità e per le circostanze che lo hanno caratterizzato, ha profondamente scosso l'intera zona della Gallura, una comunità non abituata a fatti di cronaca nera di tale gravità. Il lavoro degli investigatori, che procede senza risparmio di energie, è finalizzato a fare piena luce non solo sull'omicidio in sé, ma anche sulla rete di possibili connivenze che ne è seguita, un tassello fondamentale per assicurare alla giustizia tutti i responsabili, diretti e indiretti, di quanto accaduto in quella notte di settembre.




