Instagram e Facebook down, il pomeriggio di blackout globale che paralizza Meta
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Redazione Economia
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Poco dopo le 15:00 di oggi, venerdì 12 giugno, una fitta rete di segnalazioni – alimentata dalla frustrazione silenziosa di milioni di utenti improvvisamente disconnessi – ha cominciato a intasare le piattaforme di monitoraggio come Downdetector, dove in pochi minuti si sono accumulati oltre 62.000 report per Facebook e più di 8.000 per Instagram. Il malfunzionamento, lungi dall’essere un fenomeno circoscritto all’Italia, ha rivelato da subito una portata globale: dagli Stati Uniti all’Australia, passando per il Messico e la Francia, l’intero ecosistema di Meta è andato in tilt.
Non solo l’app principale e la versione desktop, ma anche Messenger e persino Threads hanno mostrato la stessa, identica sintomatologia: sessioni interrotte bruscamente, messaggi di errore generici ("qualcosa è andato storto") e l’impossibilità assoluta di ricaricare i feed o visualizzare nuovi contenuti.
L’assenza di una via di fuga ufficiale e il silenzio iniziale del colosso
La particolarità di questo blackout, che ha colpito duramente anche interfacce desktop e app mobile in contemporanea, risiede nella mancanza di un canale ufficiale attraverso cui Meta potesse comunicare lo stato dei servizi. Non esiste una pagina di stato per i prodotti consumer, e quella dedicata agli strumenti aziendali – paralizzata anch’essa – non forniva alcun aggiornamento.
Per circa mezz’ora, dunque, gli utenti sono rimasti nell’occhio del ciclone senza ricevere una benché minima spiegazione, mentre i tentativi di login fallivano ripetutamente mostrando l’avviso "sessione scaduta" o "errore imprevisto". Solo più tardi, attraverso il social network X, il direttore delle comunicazioni di Meta (Andy Stone) ha rotto il silenzio, confermando di essere a conoscenza delle difficoltà di accesso e assicurando che i team tecnici stavano lavorando per risolvere il problema.
Un’ora di blackout e la lenta, graduale, riattivazione dei server
Secondo i dati raccolti dalle piattaforme specializzate, il picco del disservizio si è verificato intorno alle 15:45 ora italiana, momento in cui i grafici degli errori hanno raggiunto l’apice per poi iniziare lentamente a scendere. Dopo quasi un’ora esatta, intorno alle 16:00, le prime funzionalità hanno cominciato a riprendersi: qualcuno è riuscito a riguadagnare l’accesso al proprio profilo, anche se la stabilità restava precaria.
Il portavoce di Meta ha avvertito che, sebbene i servizi fossero stati ripristinati, sarebbero occorsi del tempo prima che tutto tornasse alla normalità. A conferma di ciò, ancora attorno alle 16:30, l’app di Messenger presentava problemi intermittenti in diverse aree geografiche, dimostrando quanto la complessità dell’infrastruttura tecnica – fatta di server distribuiti e reti di distribuzione dei contenuti – possa trasformare anche un piccolo errore di configurazione in un incidente globale.
Il fenomeno parallelo: l’esodo verso X e la mancanza di spiegazioni tecniche
Mentre gli ingegneri di Meta lavoravano per ricucire lo strappo, un fenomeno curioso (e ormai quasi rituale) ha preso forma su X, l’ex Twitter: milioni di utenti, in cerca di conferme e aggiornamenti, hanno invaso la piattaforma, trasformandola in un punto di ritrovo virtuale dove condividere meme e screenshot degli errori. Questa reazione, che si ripete ogni volta che i social di Zuckerberg vanno in tilt, ha finito per rendere ancora più evidente la dipendenza collettiva da questi strumenti digitali.
Al momento della stesura di questo articolo, però, Meta non ha ancora rilasciato alcuna perizia ufficiale sulla causa scatenante il disastro: si esclude (allo stato dei fatti) un attacco informatico esterno, mentre gli esperti di cybersecurity propendono per un errore tecnico interno a un componente critico, forse non adeguatamente ridondato. Quello che resta, al termine di questo pomeriggio di blackout, è l’ennesima crepa nella fiducia verso un’infrastruttura digitale che, quando vacilla, mette in ginocchio la comunicazione di miliardi di persone.




