L’insegnante di sostegno in ferie a Rimini, il Comune di Gela la premia con un encomio solenne
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Redazione Interno
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Non c’è delibera o circolare che possa normare l’affetto, eppure talvolta è proprio scavalcando i protocolli – o meglio, piegandoli a una logica strettamente umana – che la scuola rivela la sua sostanza più autentica. Samanta Anna Lacagnina, insegnante di sostegno dell’istituto comprensivo Verga di Gela, non ha semplicemente “fatto il proprio dovere” andando oltre l’orario di servizio.
Lei ha utilizzato i giorni delle sue ferie, ha pagato di tasca propria il biglietto aereo e ha contribuito alle spese di soggiorno pur di non lasciare solo un suo alunno, un bambino con disabilità motoria e intellettiva, costretto ad affrontare un intervento lungo e complesso in una struttura specializzata a Rimini. Se n’è andata dalla Sicilia alla Romagna, attraversando il Paese in aereo insieme alla madre del piccolo e organizzando persino i trasferimenti da Catania a Bologna.
Un gesto che la clinica riminese “Sol et Salus” ha definito come una scelta libera e generosa, capace di restituire al bambino un punto di riferimento educativo e affettivo anche lontano dalla sua aula.
Il viaggio e la degenza
La storia, venuta alla luce proprio grazie alla segnalazione della struttura sanitaria, ha radici profonde che affondano nei tre anni di relazione consolidata tra la docente e la famiglia. Era stata la stessa Lacagnina, forte di esperienze lavorative pregresse in zona (a Savignano sul Rubicone), a indicare ai genitori la clinica romagnola come eccellenza per la chirurgia di mani e piedi, quella che il 14 maggio scorso ha ospitato l’operazione del bambino.
L’insegnante non si è limitata a consigliare: ha organizzato il viaggio, ha gestito la logistica del transfer speciale dall’aeroporto di Bologna e una volta in reparto, ha affiancato la madre durante la degenza, collaborando anche con il progetto sperimentale “Inclusive Care” promosso dalla stessa clinica insieme al Comune di Rimini, all’Università di Bologna e ad altre realtà cooperative. Lo scopo di questo progetto, va detto, è proprio quello di offrire ai piccoli degenti spazi di gioco e socialità, andando oltre la dimensione clinica della malattia.
La reazione delle istituzioni
Se il calore umano ha fatto breccia nel cuore della madre del bambino – la quale, va ricordato, inizialmente stentava a credere a tanta disponibilità – il valore civico del gesto ha trovato pronta eco nelle cancellerie comunali. A Rimini, la vicesindaca Chiara Bellini ha già inviato una lettera di encomio alla dirigente scolastica dell’istituto “Verga”, parlando di un “esempio concreto di passione professionale” che restituisce alla scuola la sua dimensione più alta. Ma è a Gela, città natale dell’insegnante, che il riconoscimento si sta facendo più solenne.
Il sindaco Terenziano Di Stefano e l’assessore ai servizi sociali Valeria Caci hanno annunciato l’intenzione di proporre al Consiglio comunale il conferimento di un encomio solenne per Samanta Anna Lacagnina, definendo la sua scelta una “lezione di umanità” che nessun libro potrà mai insegnare. Per l’amministrazione gelese, insomma, quel gesto ha incarnato in modo autentico quella presa in carico e quell’alleanza educativa di cui tanto si dibatte a livello teorico, ma che raramente si traduce in un atto così totale e personale.
Il rientro in servizio
Conclusi i giorni concessi dalle ferie, Lacagnina ha dovuto fare le valigie e rientrare in Sicilia per riprendere il suo posto tra i banchi di scuola, lasciando alle spalle – almeno fisicamente – il bambino che ancora prosegue le terapie riabilitative nel centro specializzato.
Non ci sono, in questo frangente, proclami o richieste di rimborsi: la docente ha voluto specificare che i costi del viaggio e del soggiorno sono stati coperti in parte da lei e in parte dai familiari, una precisazione fatta “per evitare incomprensioni” che rivela una consapevolezza tutta pratica del valore del suo sacrificio.
A Rimini intanto il progetto “Inclusive Care” prosegue il suo lavoro, dimostrando come la sinergia tra una clinica efficiente e la dedizione individuale possa davvero cambiare la qualità della vita di un paziente così giovane, trasformando un momento potenzialmente traumatico – come un lungo ricovero chirurgico – in un’esperienza di crescita e socialità.




