Mar Rosso, gli Houthi aprono un nuovo fronte contro l'Arabia Saudita: blocco navale e minacce alle navi
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Redazione Esteri
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Lo scenario dei traffici marittimi globali, già messo in ginocchio dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, si complica ulteriormente con l'apertura di un nuovo e insidioso fronte nel Mar Rosso. I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rotto una tregua informale che durava da quattro anni con l'Arabia Saudita, annunciando un blocco navale che colpisce direttamente il regno saudita.
L'offensiva, che si inserisce in un contesto di guerra aperta tra Stati Uniti e Iran per il controllo delle vie energetiche, estende il raggio d'azione dei miliziani yemeniti ben oltre lo Stretto di Bab el-Mandeb, minacciando ora tutte le navi che commerciano con i porti sauditi. Un'escalation che rischia di avere conseguenze devastanti sull'economia mondiale, già provata dalla chiusura virtuale di Hormuz.
Un ultimatum via email alle compagnie di navigazione
La mossa degli Houthi, lungi dall'essere un atto isolato, si è concretizzata attraverso un avvertimento formale e minaccioso. Il gruppo yemenita ha diffuso una comunicazione ufficiale, tramite il proprio Centro di Coordinamento delle Operazioni Umanitarie (HOCC) con sede a Sana'a, indirizzata alle compagnie di navigazione internazionali. L'email, datata 20 luglio, è categorica: "Le navi sono bandite dal caricare o scaricare merci in qualsiasi porto saudita".
Si tratta di una misura che non si limita alle navi battenti bandiera saudita, ma si estende a qualsiasi imbarcazione che intenda commerciare con il regno. La posta in gioco è altissima, come dimostra l'esplicita minaccia contenuta nel messaggio, che avverte come qualsiasi violazione possa esporre le navi a "sanzioni" e al rischio di essere "prese di mira in qualsiasi località nell'ambito della portata operativa delle Forze Armate yemenite".
Un blocco strategico per soffocare le rotte alternative a Hormuz
L'annuncio del blocco marittimo rappresenta un'evoluzione significativa della strategia iraniana nella regione. Mentre Teheran mantiene la sua morsa sullo Stretto di Hormuz, vitale per il transito del petrolio del Golfo Persico, i suoi alleati Houthi mirano a neutralizzare la principale via di fuga per le esportazioni saudite. L'Arabia Saudita, infatti, aveva iniziato a fare affidamento sul Mar Rosso e sullo Stretto di Bab el-Mandeb per aggirare il blocco di Hormuz, esportando attraverso questa rotta oltre 3,6 milioni di barili di greggio al giorno, principalmente verso i mercati asiatici.
La minaccia Houthi, se attuata, andrebbe a chiudere questa valvola di sfogo, comprimendo ulteriormente l'offerta globale di energia e innescando un'impennata dei prezzi del petrolio già messi a dura prova dalla crisi in corso.
La reazione di Trump e il contesto di guerra con l'Iran
L'amministrazione Trump ha seguito con crescente allarme l'evolversi della situazione. Il presidente ha risposto con una minaccia diretta e inequivocabile ai ribelli yemeniti, affermando che se gli Houthi bloccheranno il Mar Rosso, gli Stati Uniti "se ne occuperanno". Un avvertimento che riecheggia le precedenti azioni militari americane contro gli Houthi e che si inserisce in un quadro di ostilità già aperta con l'Iran.
La tensione resta alle stelle: mentre Trump rilanciava il suo monito, l'Iran proseguiva i suoi attacchi contro paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi, come Bahrein e Kuwait, nel tentativo di alleggerire la pressione sul proprio territorio, colpito da raid americani ormai consecutivi da dieci giorni. La crisi, ormai, ha assunto una dimensione regionale che travolge gli equilibri di un Medio Oriente già infiammato.




