Cervia, la maggioranza sfascia il consiglio e manda a casa il sindaco Missiroli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A neppure ventiquattr’ore dal suo repentino dietrofront, con il quale aveva dichiarato di voler tornare a guidare la città ritirando le proprie dimissioni, il sindaco di Cervia Mattia Missiroli si è trovato di fronte a un muro. Un muro eretto, in maniera compatta e senza precedenti, dalla sua stessa maggioranza, che gli ha rivolto contro una sorta di autoscioglimento dell’amministrazione. La crisi, esplosa dopo le notizie di cronaca nera che avevano coinvolto il primo cittadino in un’inchiesta per presunti maltrattamenti in famiglia – fatti sui quali la magistratura sta indagando, come è noto, senza che vi sia stata ancora alcuna definizione giudiziaria – ha dunque conosciuto uno sviluppo politico repentino e definitivo.

Le dimissioni a catena di giunta e consiglieri

Il Partito Democratico cittadino, dopo un sommesso ma intenso confronto interno, ha fatto la sua scelta di campo, ritenendo ormai insostenibile la prosecuzione dell’esperienza con Missiroli alla guida del comune. La decisione, che il sindaco ha bollato come “non giusta” durante un amaro passaggio della sua conferenza stampa, si è materializzata attraverso un gesto di rara efficacia istituzionale: le dimissioni in blocco, presentate in una dichiarazione congiunta e sottoscritta da tutti, di assessori e consiglieri comunali di maggioranza. Tra essi, oltre ai membri del Pd, figurano anche esponenti di liste civiche come “Per Cervia” e persino “Per Missiroli sindaco”, a segnare il collasso totale del fronte che lo sosteneva. Un gesto, il loro, che hanno motivato come compiuto “esclusivamente nell’interesse della città e nel rispetto delle istituzioni”, dopo un approfondito confronto.

La decadenza amministrativa e la strada verso il voto

Quella mossa collettiva, che priva di fatto il consiglio comunale della sua maggioranza di governo, innesca automaticamente il meccanismo della decadenza dell’esecutivo. Il Pd, in una nota separata, ha del resto chiarito l’obiettivo politico dell’operazione, ossia quello di “aprire in tempi più rapidi un nuovo passaggio democratico” per “restituire ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso nuove elezioni”. La parola, dunque, passa ora alle procedure previste dalla legge, con il consiglio che non potrà che constatare la propria ingovernabilità e avviare lo scioglimento anticipato, aprendo la strada alla campagna elettorale. Le elezioni, come annunciato dagli stessi partiti che hanno determinato la caduta, si terranno presumibilmente nella prima finestra utile prevista dal calendario elettorale, consegnando Cervia a un periodo di gestione ordinaria in attesa del voto.

Un epilogo senza appello dopo giorni di tensioni

La vicenda, che ha tenuto con il fiato sospeso la cittadina romagnola per giorni, giunge così a una conclusione brusca e senza possibilità di ulteriori ripensamenti. Il tentativo di Missiroli di aggrapparsi a un consenso della base del partito, da lui dichiarato in conferenza stampa, si è infranto contro la fredda valutazione politica dei vertici locali e, soprattutto, della squadra di governo che gli stava accanto. Quest’ultima, sentendosi forse anche lei svuotata di autorità dalla piega degli eventi, ha preferito tagliare radicalmente ogni ponte, accettando di far cadere l’intera amministrazione piuttosto che proseguire un cammino ormai giudicato senza sbocco. Il caso, che si era aperto con un fatto di cronaca giudiziaria, si chiude dunque con una pagina di pura dinamica politica, dove il calcolo delle conseguenze istituzionali ha avuto la meglio su ogni altra considerazione.

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