Sant’Efisio tra petali e lutto: la 370esima edizione senza buoi segnata dalla morte di una consorella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cagliari, come da tradizione secolare, si è fermata per celebrare il martire guerriero; eppure, la 370esima edizione della festa di Sant’Efisio, pur conservando l’intatto fascino dei costumi e dei riti antichi, è stata profondamente segnata da un'assenza inaspettata, quella dei buoi, e da un lutto improvviso che ha oscurato lo splendore dei festeggiamenti. Le vie del quartiere storico di Stampace, cuore pulsante della devozione popolare, hanno visto sfilare i gruppi folk arrivati da tutta l’isola – con i loro ricami, i gioielli d’argento e i velluti tramandati di generazione in generazione – ma il consueto scenario è mutato per volontà della natura, o meglio, per la diffusione della dermatite nodulare contagiosa, una malattia che ha costretto gli organizzatori a vietare l’utilizzo dei bovini. Così, il cocchio dorato che tradizionalmente trasporta il simulacro, preceduto dalle imponenti "traccas" addobbate a festa, ha lasciato spazio a un’immagine tanto inedita quanto toccante: il santo è stato portato a spalla dai confratelli dell’Arciconfraternita del Gonfalone, scortato dall’Alter Nos e dai suoi angeli custodi in divisa, in una processione che, seppur più intima, non ha perso un grammo della sua solennità.

Mentre la "ramadura" – il tappeto profumato di petali di rose rosse, rosa e gialle – imbandiva le strade per l’avanzata del martire, e le sirene delle navi al porto suonavano in segno di omaggio, una tragedia familiare ha sconvolto la vigilia della ricorrenza. Elena Siddi, una 55enne di Sarroch, è stata stroncata da un malore fatale proprio mentre, indossando l’abito tradizionale del suo paese, si accingeva a raggiungere la chiesetta di Stampace per prendere parte alla sfilata. I soccorsi, allertati tempestivamente e resi rapidi dall'imponente sistema sanitario predisposto per l’evento, hanno tentato invano di rianimarla per oltre 45 minuti; la donna, volontaria storica dell’organizzazione della kermesse a Sarroch e moglie di un confratello, è deceduta poco prima che la gioia collettiva potesse esplodere.

Il lutto sospende la festa in piazza del Carmine

L’impatto emotivo della morte di Elena Siddi, consumatasi a poche centinaia di metri dal raduno, ha avuto conseguenze immediate sul programma ufficiale dei festeggiamenti. Ottavio Nieddu e Antonello Piras, figure chiave dell’organizzazione, hanno annullato le celebrazioni serali che si sarebbero tenute in piazza del Carmine, un atto di rispetto profondo verso una consorella la cui assenza ha gettato un’ombra indelebile sui canti e sui balli che, per tradizione, chiudono la prima giornata. La decisione, maturata per evitare che la festa potesse trasformarsi in un oltraggio al dolore dei familiari, ha trasformato quello che doveva essere un tripudio di colori in una parentesi di raccoglimento, laddove l’Arciconfraternita si è stretta attorno al marito della vittima, Matteo Etzi, anch’egli parte integrante della macchina organizzativa della processione.

Nonostante l’assenza dei gioghi e il lutto cittadino, la macchina devozionale non si è fermata, rinnovando un voto che resiste anche quando le circostanze sembrano remare contro. Come sottolineato dai rappresentanti dell’Arciconfraternita, la promessa a Sant’Efisio è stata onorata ben oltre i condizionamenti esterni: non fermarono le bombe del ’43, né le alluvioni o il Covid, e dunque non poteva fermarlo neppure una patologia bovina o la morte improvvisa di una fedele. In questo contesto di resilienza silenziosa, la città ha voluto comunque trovare uno spazio per la memoria di altre tragedie recenti, in un intreccio di presente e passato che rende unica la ricorrenza del primo maggio.

Memoria collettiva e nuovi riconoscimenti tra le vie di Stampace

All’interno del flusso colorato dei 4mila figuranti provenienti da un centinaio di comuni dell’isola, la processione ha offerto anche momenti di commemorazione ufficiale, lontani dall’enfasi festosa ma carichi di significato civile. Le autorità locali, nel corso della giornata, hanno premiato con il Toson d’Oro i genitori di Gaia Costa, la giovane di 24 anni tragicamente scomparsa in un incidente stradale a Porto Torres la scorsa estate. Un gesto che ha trasformato il dolore privato in testimonianza pubblica, laddove la madre Deborah, indossando l’abito tradizionale che la figlia amava sfoggiare, ha ricevuto l’onorificenza mentre una foto della 24enne campeggiava nel Municipio cittadino, quasi a benedire la folla dal balcone istituzionale.

Così, mentre il simulacro, uscito dalle mura cittadine dopo essersi congedato dalla folla assiepata, proseguiva il suo viaggio di 65 chilometri verso la spiaggia di Nora (luogo del martirio avvenuto nel lontano 303 dopo Cristo), trasportato su un pick-up data l’impossibilità di usare il tradizionale cocchio trainato dai buoi, Cagliari ha vissuto una delle sue edizioni più anomale e drammaticamente memorabili. La festa, privata degli strumenti simbolici della tradizione contadina e scalfita dalla cronaca nera, ha trovato la sua forza proprio nella commozione sincera dei presenti, nella "ramadura" che profumava di rose e di lacrime, e nei volti di chi, ancora una volta, ha sciolto il voto nonostante tutto.

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