Il ritorno dell’Ecobonus per scooter e moto elettriche, con un tesoretto da 30 milioni in attesa del Dpcm

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Manca ormai soltanto l’ultimo, decisivo passaggio burocratico perché gli incentivi destinati all’acquisto di scooter e moto elettrici tornino effettivamente a disposizione dei cittadini italiani, in un 2026 che si preannuncia come l’anno di grazia – forse l’ultimo, a sentire le voci che circolano negli ambienti ministeriali – per chi desidera comprare un veicolo a due ruote a emissioni zero usufruendo di un contributo statale. Il governo, infatti, dopo aver inserito la misura nella Legge di Bilancio, si accinge a pubblicare il Dpcm attuativo, il decreto che di fatto darà il via libera operativo alla macchina amministrativa; la finestra per il rilascio del documento, che tutti gli addetti ai lavori stanno aspettando, è stata fissata tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, un lasso di tempo ormai imminente che mette fine alle settimane di attesa.

Le risorse messe in campo, stando a quanto si apprende dai testi normativi, ammontano a un tesoretto complessivo di 30 milioni di euro, una somma che, va detto, non sarà destinata esclusivamente alle due ruote ma dovrà essere condivisa con un altro segmento della mobilità leggera, quello delle microcar elettriche, anch’esse incluse nel medesimo fondo. La struttura dell’agevolazione, per chi ha familiarità con le passate edizioni dell’Ecobonus, ricalca sostanzialmente il meccanismo già rodato negli anni precedenti: a chi acquista un ciclomotore – nella nomenclatura giuridica si parla di veicoli di categoria L1e – o un motociclo – categoria L3e – viene riconosciuto uno sconto del 30% sul prezzo finale del veicolo, con un massimale che non può superare i 3.000 euro.

La maggiorazione per chi rottama e le novità sulle prenotazioni

La percentuale del contributo, però, è destinata a lievitare sensibilmente per coloro che decidono di accompagnare l’acquisto con la rottamazione di un vecchio mezzo, un’ipotesi contemplata dal legislatore per accelerare il ricambio del parco circolante e togliere dalle strade i veicoli più inquinanti. In questo caso, lo sconto applicato sul prezzo finale sale al 40%, con un tetto massimo di 4.000 euro, a patto che il veicolo da mandare al demolitore appartenga alla stessa categoria di quello nuovo (moto con moto, scooter con scooter) e che sia posseduto dall’intestatario da almeno dodici mesi, rientrando inoltre in una classe ambientale compresa tra Euro 0 ed Euro 3. Una delle criticità che aveva caratterizzato le precedenti tornate di incentivi, ovvero la tendenza di alcuni concessionari a prenotare i fondi senza avere una vendita effettivamente conclusa, dovrebbe essere superata grazie a una modifica procedurale inserita negli emendamenti alla Legge di Bilancio: diventerà obbligatorio, per accedere alla piattaforma telematica gestita da Invitalia, caricare contestualmente il contratto di vendita o quantomeno un pre-ordine vincolante, una stretta che mira a evitare storture e a garantire che le risorse vadano effettivamente a coprire acquisti reali e non semplici aspettative.

L’esclusione delle aziende e la riserva per le due ruote

Un altro elemento di discontinuità rispetto al passato, e non certo di secondaria importanza, riguarda i soggetti che potranno effettivamente beneficiare del bonus: le nuove disposizioni, infatti, riservano l’accesso agli incentivi esclusivamente ai privati cittadini, escludendo in modo netto le persone giuridiche, le aziende e le società di ogni tipo. Una scelta, questa, che vuole concentrare la pur limitata dotazione finanziaria sui consumatori finali, evitando che flotte aziendali o attività commerciali possano assorbire quote significative del plafond, come peraltro era accaduto in passato con i quadricicli elettrici, veri e propri divoratori di fondi. E a proposito di quadricicli, la loro capacità di prosciugare rapidamente le casse statali ha suggerito ai tecnici del Ministero un ulteriore accorgimento: almeno un terzo del budget totale, vale a dire una cifra intorno ai 10 milioni di euro, verrà messo sotto forma di riserva vincolata, destinata esclusivamente all’acquisto di moto e scooter, in modo che le due ruote non vengano penalizzate nella corsa all’assegnazione dei contributi da parte delle microcar.

L’incertezza sul futuro dell’Ecobonus e i nuovi modelli in arrivo

Se da un lato il 2026 riapre i rubinetti degli incentivi, dall’altro aleggia un’ombra lunga sul futuro immediato di questa politica di sostegno alla mobilità elettrica: il quadro normativo attuale, infatti, non prevede al momento alcun rifinanziamento per gli anni successivi, e salvo colpi di scena dell’ultima ora questa potrebbe essere l’ultima occasione per acquistare un mezzo a batteria con l’aiuto economico dello Stato. Un contesto, questo, che rende ancora più strategica la possibilità di accedere ai fondi, proprio mentre il mercato si arricchisce di proposte interessanti come la nuova Honda WN7, la prima moto elettrica di serie della casa giapponese presentata in anteprima a EICMA e attesa nelle concessionarie europee proprio in questo scorcio d’anno, un modello che coniuga un design naked a prestazioni paragonabili a quelle di una 600 termica, forte di un motore da 18 kW e una coppia di 100 Nm che nulla ha da invidiare a motori di cilindrata ben superiore. La WN7, il cui nome richiama la filosofia “Be the Wind” e la potenza della classe 700, potrà contare su una ricarica rapida CCS2, la stessa delle automobili, per recuperare dal 20 all’80 per cento della batteria in una mezzora, e rappresenta una delle tante novità che i potenziali acquirenti potranno valutare, magari approfittando proprio dello sconto del 40% rottamando un vecchio Euro 3.

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