La notte delle dimissioni di Spalletti e il cortocircuito della Juventus
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Redazione Sport
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La sconfitta al "Maradona", maturata contro un Napoli campione d'Italia pur limitato da una serie spaventosa di infortuni, ha agito come un reagente chimico, riportando alla luce, in modo netto e ineludibile, tutte le criticità di una Juventus che sembrava aver ritrovato un minimo di equilibrio dopo tre vittorie consecutive. Quella che alcuni avevano interpretato come una possibile rinascita, capace di rilanciare gli obiettivi di stagione nonostante una posizione di classifica ancora deficitaria in Champions League, si è rivelata, invece, una fragile illusione, spazzata via dalla compattezza delle idee di Conte e dalla superiorità mostrata in campo dagli azzurri. La reazione bianconera, dopo un'iniziale resistenza, è stata infatti fiacca e confusa, tanto da spingere commentatori come Tony Damascelli a parlare, senza mezzi termini, di una prestazione "imbarazzante" in ogni settore.
Le scelte tecniche sotto accusa
A contribuire al naufragio, secondo molte analisi post-gara, sono state le scelte tattiche di Luciano Spalletti, giudicate illogiche e rassegnate, a partire dalla mancata convocazione di una punta centrale di ruolo fino alla gestione confusionaria dei cambi in corso di partita. La cosiddetta "giostra parrocchiale" delle sostituzioni, con l'uscita di giocatori come Yildiz e l'immissione contemporanea di tre attaccanti, ha finito per scompaginare ulteriormente il già precario assetto del team, favorendo di fatto il successo del Napoli. Si è trattato, in sostanza, di una dimostrazione pratica di quel "cortocircuito totale" di cui ha parlato Massimo Mauro, evidenziando come la squadra, pur sofferente per le assenze importanti come quelle di Bremer e Vlahovic al pari degli avversari privati di Lukaku e De Bruyne, sia apparsa nettamente inferiore in termini di idee di gioco e autostima.
Il contesto più ampio del campionato
L'episodio, per quanto significativo, non può essere isolato dal quadro generale di una Serie A dove, come ha sottolineato Damascelli, emergono anche comportamenti poco ortodossi da parte di alcune panchine, definiti senza troppi giri di parole come "cafoni". Mentre il Napoli, irridendo un destino avverso, consolida la sua vetta in solitaria dopo quattordici giornate, la scena è attraversata da altri fermenti, come il risveglio amaro per Gasperini dopo un iniziale entusiasmo e le riflessioni sulle scelte tecniche in serie B, dove l'arrivo di Vanoli a Firenze potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata. Uno scenario dinamico, insomma, che rende ogni sconfitta, soprattutto quando è netta e meritata come quella della Juventus, un elemento di valutazione ancor più pesante e carico di conseguenze.
Le ripercussioni immediate
La gravità della prestazione e il clima pesante che ne è seguito hanno avuto un esito immediato e drammatico: le dimissioni di Luciano Spalletti dalla guida tecnica della Juventus. Una decisione maturata nella notte successiva alla partita, a chiusura di un periodo di tensioni mai del sopite e riacutizzatesi in seguito a un confronto diretto che ha mostrato, in modo plateale, il divario esistente con le squadre al vertice. La sconfitta ha riaperto vecchie ferite e riportato il tecnico sul banco degli imputati, in un processo senza appello che ha portato a una separazione repentina, lasciando la squadra in un momento già delicato della stagione, tra le incertezze della "Phase League" in Europa e la rincorsa in campionato che, dopo il ko, appare più ardua che mai.




