Il guanto di sfida di Anna Pettinelli e la “urlata” negata: Riccardo si ribalta ad “Amici” tra voti e incomprensioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La settima puntata del Serale di “Amici di Maria De Filippi”, andata in onda ieri sabato 2 maggio in prima serata su Canale 5, ha consegnato al pubblico l’ennesimo, acceso faccia a faccia tra due concezioni opposte dell’insegnamento musicale, incarnate da Anna Pettinelli e Rudy Zerbi. A innescare la scintilla – o, per meglio dire, l’esplosione – è stato il cosiddetto “guanto di sfida” lanciato dalla Pettinelli, un meccanismo narrativo che il talent utilizza per forzare un confronto diretto tra due allievi: questa volta, Gard (seguito da lei) e Riccardo (allievo di Zerbi) si sono trovati a misurarsi sulle note di “Vivo per lei” di Andrea Bocelli. E proprio l’esecuzione di questo brano, che richiederebbe un controllo tecnico assoluto, è diventata il campo di battaglia ideologico. Zerbi, infatti, non ha usato mezzi termini per stroncare la scelta della collega: «Anna Pettinelli non sa di che cosa sta parlando con questo guanto», ha dichiarato secco, aggiungendo un principio diametralmente opposto alla sua filosofia – «in questa canzone non deve esserci personalità, si è appoggiata alla voce e alla tecnica» – quasi a voler spogliare l’interpretazione di ogni pulsione istintiva per restituirla a una fredda, puntuale esecuzione.
Visioni opposte del canto: Pettinelli, D’Alessio e Zerbi su fronti diversi
Non è solo una lite da studio televisivo, quella andata in scena ieri sera; è la rappresentazione plastica di due scuole di pensiero che da anni si contendono il campo nella didattica del canto moderno. Da un lato Anna Pettinelli, che attraverso il guanto di sfida cerca di stimolare l’emotività e la personalità interpretativa, anche a costo di sforare nei registri più intensi. Dall’altro, Zerbi e D’Alessio – sebbene per strade diverse – sembrano convergere su un’estetica più legata alla pulizia formale e alla tenuta tecnica. Il voto di Gigi D’Alessio a Riccardo, in questo senso, non è stato un semplice favore di campanile, ma una dichiarazione di coerenza artistica: ha premiato chi, a suo avviso, ha rispettato la partitura senza forzature “urlate”. E tuttavia, quel voto isolato non è bastato a scongiurare la vittoria di Gard, il che ha lasciato la tensione sospesa nell’aria, come un bicchiere d’acqua in bilico sul bordo di un tavolo.
Il peso delle parole e la gestione dello scontro in diretta
Quel «Ma dove ho urlato?» pronunciato da Riccardo, in apparenza una semplice difesa personale, ha finito per squarciare il velo di una retorica ricorrente nel talent: l’uso di aggettivi tecnici (voce controllata, eccesso di personalità, urlo) come armi retoriche per orientare il giudizio della giuria e del pubblico. La replica del cantante, indicando con un «lo vedi solo te» la presunta soggettività dell’accusa, ha innescato una breve ma intensa frattura tra il palco e la cattedra della Pettinelli. In tutto questo, la regia di “Amici” ha sapientemente alternato primi piani sui volti tesi degli insegnanti e inquadrature sui ragazzi in attesa, quasi a filmare un incidente diplomatico più che una semplice divergenza artistica. Nessuna riconciliazione è stata mostrata, nessun tentativo di mediare tra i due fronti; è rimasto solo il fatto nudo e crudo: un allievo che si ribella a un’etichetta, un professore (Zerbi) che fa da scudo, un altro (D’Alessio) che vota con la testa ma non prevale, e un guanto di sfida che, anziché risolvere, ha aperto una ferita destinata probabilmente a sanguinare ancora nelle prossime puntate.




