Juventus-Atalanta: lo sgomento dello Stadium e una sconfitta storica
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Redazione Sport
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Nelle orecchie di chi era presente all’Allianz Stadium, durante la partita tra Juventus e Atalanta, risuonano ancora i fischi e i cori di contestazione, partiti ben prima del fischio finale. Già al 18’, quando Di Gregorio tratteneva il pallio tra i piedi, il disappunto della tifoseria si è trasformato in un boato di fischi, anticipando quello che sarebbe diventato un crescendo di malcontento. Al 35’, la curva ha iniziato a urlare “Rispettate i nostri colori”, un grido che ha trovato eco negli applausi del resto dello stadio, in un’atmosfera carica di tensione e frustrazione.
Quella che si è consumata sul campo, però, non è stata una semplice sconfitta. Con un risultato di 4-0 a favore dell’Atalanta, la Juventus ha subito una delle peggiori batoste della sua storia recente. Un evento che ha lasciato senza parole, tanto da essere paragonato a un “meteorite” per la sua rarità e impatto. L’ultima volta che i bianconeri avevano perso in casa con quattro gol di scarto risaliva al 1967, e mai, da quando esiste lo Juventus Stadium, era accaduto qualcosa di simile. Una sconfitta dai contorni storici, che ha messo in luce non solo le carenze tecniche e tattiche della squadra, ma anche un clima interno sempre più teso.
La partita, che vedeva due squadre con obiettivi simili e una classifica non troppo distante, si è trasformata in un monologo dell’Atalanta. I bergamaschi, oltre a infliggere una lezione di calcio, hanno scritto un’altra pagina di storia: per la quarta volta nella loro storia, sono riusciti a mantenere la porta inviolata per almeno cinque partite consecutive in campionato. Un dato che, unito al risultato, rende ancora più amara la pillola per i tifosi juventini.
Non sono mancate le reazioni esterne, come quella di Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, che sui suoi canali social ha criticato aspramente la gestione della squadra. “Ha sbagliato tutto, dall’allenatore agli acquisti”, ha dichiarato, puntando il dito contro Giuntoli e la dirigenza. Ravezzani ha anche aggiunto che, finché le scelte saranno dettate dall’umore dei tifosi o dalle polemiche di opinionisti televisivi, situazioni come queste saranno inevitabili.
Sul campo, intanto, si è assistito a un’altra scena simbolica: Thiago Motta, allenatore dell’Atalanta, ha seguito gran parte della partita con le mani in tasca, quasi a sottolineare la facilità con cui la sua squadra stava dominando. Un’immagine che ha fatto il giro dei social, diventando l’emblema di una serata da dimenticare per la Juventus.




