La pace in Ucraina, tra trattative segrete e l’irrequietezza di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le artiglierie non tacciono, i tavoli diplomatici lavorano a ritmo serrato, suddividendosi su piani paralleli che cercano, con fatica, di comporre un disegno unitario. L’obiettivo, ambizioso e al momento lontano, rimane quello di assicurare all’Ucraina un futuro da nazione sovrana, protetta da garanzie di sicurezza occidentali che ne scongiurino un domani il ripetersi dell’aggressione. Le trattative, condotte lungo l’asse che collega Washington alle capitali europee e a Kiev, si articolano su diversi livelli, una strategia che mira a calibrare con estrema attenzione ogni punto per evitare che l’esito finale si riveli svantaggioso per il paese invaso. Si tratta di un lavoro di cesello, condotto tra dossier che riguardano il futuro status dei territori, le questioni militari e i piani di ricostruzione, ciascuno dei quali rappresenta un tassello delicatissimo del mosaico.

Il ruolo decisivo dell’E3 e la controproposta di Kiev

In questo contesto, ha ripreso vigore il formato cosiddetto E3, che riunisce i leader di Francia, Germania e Regno Unito, i quali stanno agendo da intermediari fondamentali nel dialogo, spesso teso, con l’amministrazione americana. Dopo un incontro a Londra, i tre hanno lavorato per raffinare una controproposta ucraina in venti punti, una risposta dettagliata alla prima bozza di piano avanzata dagli Stati Uniti. La gestione di questo passaggio critico, infatti, è transitata attraverso il canale fiduciario di Londra, Parigi e Berlino, dimostrando come, nonostante le tensioni transatlantiche, esista un nucleo europeo determinato a trovare una mediazione. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha formalmente inviato la propria posizione a Washington, un atto che segna un momento ufficiale nel negoziato, anche se le distanze tra le parti permangono notevoli.

La pressione della “coalizione dei Volenterosi” e le accuse da Washington

A complicare il quadro, o forse ad accelerarlo, si muove la cosiddetta “coalizione dei Volenterosi”, il gruppo di circa trenta paesi che sostiene militarmente ed economicamente la resistenza ucraina. Convocata in un summit online dalla regia congiunta di francesi e britannici, la coalizione si appresta a discutere proprio delle concrete garanzie di sicurezza da offrire a Kiev per il lungo periodo. È prevedibile, però, che il confronto vada ben oltre quel tema tecnico, toccando l’intera architettura della proposta di pace, sulla quale pesano come macigni le divergenze riguardo ai confini futuri e alle condizioni di un eventuale cessate il fuoco. Su tutto, irrompe con toni sempre più aspri la voce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha pubblicamente attaccato Zelensky, esortandolo a essere “realistico” e affermando, in una frase che ha gelato molti alleati, che gli Stati Uniti “non vogliono perdere il loro tempo”. Dichiarazioni che gettano un’ombra sulla solidità del sostegno americano e costringono l’Europa a un ruolo ancor più protagonista.

L’accerchiamento di Zelensky e la ricerca di un compromesso

Il risultato di questa frenetica attività diplomatica è un panorama in cui Volodymyr Zelensky si trova in una posizione di estremo accerchiamento, pressato dalla continua offensiva militare russa e, al tempo stesso, privato del tradizionale, incondizionato scudo politico statunitense. La trattativa, quindi, procede su un filo sottile, con gli europei che tentano di dialogare direttamente con l’amministrazione Trump per salvare il possibile e trovare una soluzione di compromesso. Le parti, come riconosciuto dagli stessi negoziatori, restano distanti su punti fondamentali, eppure dai colloqui sembra emergere un lento, faticoso avvicinamento. Si cerca, in sostanza, di arrivare a un primo risultato concreto, anche parziale, che possa fungere da base per passi successivi, in un percorso la cui conclusione appare ancora nebulosa e piena di ostacoli.

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