Madre intenzionale riconosciuta dopo la morte: una sentenza storica del tribunale di Trieste
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Redazione Interno
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La vita di Federica Fontana, stimata professoressa di Archeologia all'università di Trieste, si è interrotta troppo presto, a soli sessantuno anni, dopo una lunga e difficile malattia. Una scomparsa che ha privato il mondo accademico di una studiosa di valore, celebre per aver diretto gli scavi della domus dei Putti danzanti ad Aquileia, e che ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua famiglia. Proprio attorno al nucleo familiare da lei costruito si è sviluppata, nei mesi successivi alla sua morte avvenuta nel maggio dello scorso anno, una vicenda giudiziaria destinata a segnare un precedente importante nel panorama dei diritti delle famiglie omogenitoriali in Italia.
L'azione di Stato e il percorso di procreazione assistita
La compagna di una vita, Emanuela Murgia, si è infatti trovata a dover affrontare, oltre al lutto, una complessa questione legale riguardante il riconoscimento del legame di filiazione tra la partner scomparsa e le loro due figlie, nate da un percorso di procreazione medicalmente assistita effettuato all'estero. Fontana, che non aveva potuto formalizzare quel legame in vita a causa del sopraggiungere della malattia, è stata al centro di un'azione giudiziale promossa per ottenere l'accertamento del rapporto di maternità. Il tribunale di Trieste, con una sentenza emessa lo scorso 5 dicembre e divenuta definitiva in queste settimane, ha accolto la richiesta, sancendo per la prima volta nel paese, in un caso di maternità intenzionale fondata sul consenso alla procreazione assistita, la legittimità di un'azione di Stato per il riconoscimento della filiazione verso una persona deceduta.
Gli aspetti giuridici della sentenza
La decisione dei giudici, il cui contenuto è stato diffuso dalla Rete Lenford – associazione che si occupa di promozione dei diritti e che ha seguito il caso attraverso il patrocinio legale dell'avvocata Patrizia Fiore e di altri colleghi – stabilisce un principio fondamentale. Viene riconosciuto che il consenso prestato alla procedura di procreazione medicalmente assistita, espressione della volontà di diventare genitore, costituisce il fondamento giuridico della filiazione stessa, indipendentemente dal fatto che la persona abbia o meno un legame biologico con i nati. Una lettura della legge, questa, che estende le tutele già previste per altre situazioni, attribuendo piena rilevanza alla volontà procreativa manifestata, la quale, come hanno rilevato i magistrati, non viene meno con la scomparsa della madre intenzionale.
Le implicazioni concrete della decisione
Al di là del rilevante principio affermato, la sentenza produce effetti concreti e immediati per la vita delle due bambine. Il riconoscimento giudiziale della maternità di Federica Fontana consente infatti di dare piena attuazione a tutti i diritti successori e previdenziali che da quel rapporto di filiazione derivano. Le figlie potranno quindi accedere alla pensione di reversibilità e vedranno garantita ogni altra tutela patrimoniale e non, come accade in qualsiasi altro nucleo familiare. Si tratta di un traguardo che, sebbene giunto in circostanze dolorose, porta a compimento il progetto di vita e di affetti voluto e costruito dalle due donne, offrendo una risposta giuridica chiara a una forma di genitorialità che trova sempre più spazio nella società contemporanea.




