Hantavirus, quattro italiani in isolamento dopo il volo con la vittima olandese: il racconto del marittimo calabrese
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Redazione Salute
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Scattano le procedure di sorveglianza sanitaria per quattro passeggeri italiani – i quali, va detto, hanno fatto scalo nella Capitale senza mai lasciare l’area aeroportuale – reduci dal lungo volo che da Johannesburg ha portato una donna olandese, poi deceduta in ospedale, fino ad Amsterdam. È proprio su quel volo, un collegamento intercontinentale che ha mobilitato le autorità sanitarie di mezza Europa, che i quattro si sono trovati, loro malgrado, a condividere lo stesso spazio di una viaggiatrice risultata positiva al temibile ceppo Andes dell’Hantavirus. Sbarcati il 25 aprile scorso a Fiumicino dal volo Az 107 proveniente dalla città olandese, i quattro (il cui nome, ad eccezione di uno, non è stato reso pubblico) si sono poi diretti, senza soste nella Capitale, verso quattro diverse regioni: Toscana, Veneto, Campania e Calabria. In quest'ultima, precisamente a Reggio Calabria, si trova Federico Amaretti, un giovane marittimo di 25 anni che ha raccontato la sua esperienza ai microfoni del Tg1, cercando di stemperare i toni dell’allarme.
La quarantena e la testimonianza di Federico Amaretti
L’isolamento, come da protocollo, è iniziato dopo la segnalazione del ministero della Salute, che ha prontamente informato le Asl competenti per avviare il monitoraggio attivo di queste persone. “Sto bene, non ho sintomi – ha dichiarato Federico Amaretti, visibilmente tranquillo, al notiziario Rai – da questa mattina sono in quarantena nella casa dei miei genitori. Devo evitare tutti i contatti”. Il giovane, che lavora come marittimo ed è rientrato in Italia per un periodo di ferie, ha dettagliato il suo rientro: partito dal Sudafrica la sera del 25 aprile, ha dormito sull’aereo diretto ad Amsterdam per poi ripartire alla volta di Roma, dove è atterrato il 26 prima di rientrare a Reggio Calabria. La sua testimonianza è preziosa per capire la dinamica dei fatti: “L’aereo doveva partire alle 23.30 – ha ricordato – dopo circa 20 minuti abbiamo sentito il comandante che diceva: 'Abbiamo avuto il ritardo per una donna che si è sentita male ed è stata sbarcata'”. Pur essendo negli ultimi sedili, Federico non ha mai visto la passeggera in questione. Le indicazioni ricevute sono chiare: dovrà misurarsi la temperatura mattina e sera e, qualora dovesse manifestare anche solo uno dei sintomi associati al virus, dovrà ricontattare immediatamente i sanitari, anche se al momento viene considerato a basso rischio di contagio dagli epidemiologi dell’Ecdc.
Il monitoraggio e le procedure delle Regioni
Oltre alla Calabria, sono state allertate le autorità sanitarie di Campania, Toscana e Veneto, visto che i destinatari finali – come emerso dalle verifiche – avevano come meta Firenze, Padova, Napoli e Catanzaro. Nonostante la psicosi che talvolta accompagna queste emergenze, la Regione Calabria ha voluto sottolineare come la situazione sia costantemente monitorata e sotto controllo. “Il cittadino calabrese – si legge in una nota ufficiale – è stato rintracciato nella mattinata odierna ed è monitorato dalle autorità sanitarie della provincia di residenza. Attualmente si trova in isolamento precauzionale, è completamente asintomatico”. I presidi ospedalieri, sebbene al momento non emergano elementi di rischio concreto per la popolazione generale, sono stati allertati a titolo precauzionale per un’eventuale attivazione immediata dei protocolli. D’altronde, la valutazione condivisa a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Ecdc indica un rischio molto basso per il continente europeo, una rassicurazione che non ha però fermato la macchina delle prevenzione.
Il contesto del focolaio e la nave da crociera
L’allarme, come spesso accade in queste circostanze, ha radici ben più profonde del singolo volo. Il caso della donna olandese – deceduta successivamente all’ospedale di Johannesburg – è solo la punta dell’iceberg legata al focolaio del virus Andes scoperto sulla nave da crociera Mv Hondius, attualmente in navigazione verso le Canarie dove scatteranno i protocolli sanitari di accoglienza. Si tratta, va specificato, del ceppo più insidioso tra i 38 conosciuti di Hantavirus, essendo l’unico in grado di trasmettersi da uomo a uomo attraverso un contatto molto ravvicinato. A bordo della Mv Hondius si contano casi gravi e decessi tra i passeggeri, un contesto che ha elevato il livello di attenzione globale. In Italia, però, l’attenzione resta focalizzata su quei quattro cittadini che, partiti dal Sudafrica, hanno incrociato la loro rotta con quella della vittima. Per loro le direttive sono ferree: quarantena e monitoraggio costante per i prossimi giorni, nella speranza – alimentata dai sintomi del tutto assenti al momento – che il lungo viaggio non si trasformi in un incubo sanitario. “Non sono preoccupato – ha concluso Federico – da come mi hanno detto, ho un basso rischio di contagio”.




