Cuore “bruciato” e trapiantato a un bimbo di due anni: la Procura acquisisce gli atti, due chirurghi sospesi dal Monaldi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La macchina della verità giudiziaria, con la lente d’ingrandimento puntata sui protocolli violati e le catene di responsabilità, ha iniziato il suo lento e inesorabile moto. I carabinieri di Nola e Marigliano, su delega della VI Sezione della Procura di Napoli – quella specializzata, per l’appunto, in “Lavoro e colpe professionali” e coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci – hanno messo nero su bianco ogni frammento di quella che si profila come una delle vicende trapiantologiche più delicate degli ultimi anni: l’impianto di un cuore danneggiato, un organo definito tecnicamente “bruciato” dall’uso improprio di ghiaccio secco, sul torace di un bambino di appena due anni e tre mesi -2-4-7.

L’intervento, eseguito lo scorso 23 dicembre presso l’ospedale Monaldi, non ha portato la vita sperata, bensì un progressivo e inarrestabile declino clinico. Il cuore, prelevato da un donatore di quattro anni deceduto in Val Venosta, era stato conservato con una metodica errata – il ghiaccio secco, a contatto diretto, lo ha letteralmente necrotizzato – eppure, nonostante lo stato di compromissione macroscopica, la procedura di trapianto è stata comunque portata a termine -1-5-10. Oggi il piccolo, le cui condizioni sono state descritte dalla madre come estremamente critiche, è ricoverato in coma farmacologico, sostenuto da una macchina per la circolazione extrarea (Ecmo) e con diversi organi interni, tra cui fegato e reni, già compromessi -6-9.

Di qui la mossa della magistratura inquirente. La documentazione clinica, la cartella ospedaliera e tutti gli accertamenti diagnostici finora prodotti sono già stati acquisiti; nelle prossime ore, verosimilmente, si procederà alla nomina di consulenti tecnici d’ufficio, figure chiamate a sciogliere il nodo cruciale dell’intera inchiesta: se l’équipe napoletana, una volta constatata l’inutilizzabilità del cuore – arrivato peraltro a Napoli con un ritardo di diverse ore rispetto alla tabella di marcia – avesse comunque l’obbligo di procedere, oppure se una scelta diversa avrebbe potuto evitare al bambino l’attuale stato di sofferenza pluriviscerale -7-9.

L’indagine interna e la misura cautelare: due chirurghi fermi, blocco delle nuove candidature pediatriche

Parallelamente all’attività della Procura, l’Azienda Ospedaliera dei Colli – struttura da cui dipende il Monaldi – ha già adottato provvedimenti immediati, frutto di audit interni avviati dai vertici sanitari. La direzione generale, nella persona di Anna Iervolino, ha disposto la sospensione cautelativa dall’attività trapiantologica per due chirurghi che facevano parte dell’equipe operatoria -5-8. Un provvedimento che, è bene specificarlo, non allontana i due professionisti dall’ospedale – essi restano regolarmente in servizio per altre mansioni – ma li taglia fuori, per il momento, dalla delicatissima filiera dei trapianti di cuore. Contestualmente, e con effetto immediato, è stata decretata la sospensione di tutte le nuove candidature per i trapianti in età pediatrica, una sorta di stop cautelativo che non intacca invece l’attività ordinaria del reparto né i trapianti per pazienti adulti, i quali continuano a seguire il loro corso -2-4.

La scelta dell’azienda, lungi dall’essere una sentenza, rappresenta un tentativo di isolare e analizzare ogni variabile di un caso che ha già provocato due distinti filoni investigativi: uno a Napoli, incentrato sulla condotta dei chirurghi e sulla valutazione pre-operatoria dell’organo; l’altro a Bolzano, dove si cerca di risalire al responsabile del confezionamento e del trasporto -4-8.

Il racconto della madre e la denuncia: “Abbiamo saputo tutto dai giornali”

Ad alimentare il fuoco delle indagini è anche la percezione di opacità comunicativa denunciata dai genitori. Assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, hanno formalizzato una denuncia – già integrata nelle scorse ore – nella quale si sottolinea una dissonanza evidente tra quanto riferito verbalmente dai medici e la realtà dei fatti -6-9. Subito dopo l’operazione, alla famiglia sarebbe stato detto che il trapianto era stato effettuato, sì, ma che il cuore “faceva fatica a ripartire”, senza alcun cenno ai danni subiti dall’organo durante il viaggio o al fatto che si fosse proceduto all’impianto di un cuore già dichiarato inservibile. La scoperta della verità, racconta la donna, è avvenuta attraverso le pagine dei quotidiani e i servizi televisivi, un dolore nel dolore che ha acuito la sensazione di smarrimento e rabbia -6-9.

Il piccolo, il cui nome di fantasia è Francesco, era nato con una grave cardiomiopatia, una condizione che comunque gli permetteva una vita quasi normale, fatta di cure farmacologiche e giochi quotidiani a casa. La chiamata per il trapianto, giunta il 22 dicembre, aveva acceso quella che sembrava una speranza concreta; la speranza, oggi, è divenuta un’attesa silenziosa nella lista d’attesa europea, una corsa contro il tempo che la stessa madre, senza mezzi termini, definisce appesa a un filo sottilissimo -6.

Le ipotesi di reato e le prossime mosse dei magistrati

Al momento, il fascicolo aperto dalla Procura partenopea non riporta ancora nomi di indagati. I reati ipotizzati, allo stato degli atti e in via del tutto preliminare, sono quelli di lesioni colpose e omissione di atti d’ufficio -7. Saranno i consulenti tecnici, una volta giurata la loro nomina, a dover stabilire se sussista un nesso di causalità diretto tra la decisione di impiantare il cuore lesionato e le gravissime complicanze oggi sofferte dal bambino, complicanze che vanno ben oltre la semplice inefficacia del trapianto stesso. Il nodo centrale, sul quale pm e periti sono chiamati a esprimersi, riguarda la catena decisionale interna alla sala operatoria: una volta aperti i lembi dello sterno e una volta espiantato il cuore malato del piccolo ricevente, i medici avevano realmente alternative percorribili? L’interrogativo, ancora senza risposta, rappresenta il cuore – è il caso di dirlo – dell’intera inchiesta.

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