Petrolio e inflazione tornano a far paura: Lagarde valuta i tassi

Petrolio e inflazione tornano a far paura: Lagarde valuta i tassi
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Petrolio e inflazione tornano a preoccupare i mercati mentre la ripresa della crisi tra Iran e Stati Uniti riapre il dibattito sulla possibilità di nuovi rialzi dei tassi. La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde si muove sul fronte dei rischi economici e sceglie di confrontarsi direttamente con Kevin Warsh, mentre gli operatori ricalcolano le probabilità di un intervento restrittivo da parte delle banche centrali sulle due sponde dell’Atlantico. Non è prevista alcuna riunione straordinaria del Consiglio direttivo della Bce a Francoforte e non c’è un comunicato congiunto con la Federal Reserve, ma la tensione sui mercati resta legata all’evoluzione del conflitto e alle possibili conseguenze sui prezzi dell’energia.

La nuova fase dello scontro tra Stati Uniti e Iran continua con bombardamenti e attacchi reciproci, mantenendo alta l’attenzione sullo Stretto di Hormuz, uno dei principali punti della disputa. L’esercito americano ha comunicato di aver colpito decine di obiettivi militari in Iran anche nella notte tra domenica e lunedì, mentre Teheran ha rivendicato nuovi attacchi con droni contro postazioni americane in Medio Oriente, compreso il Kuwait. Le forze armate locali hanno dichiarato di aver intercettato alcuni bersagli aerei ostili, mentre la tregua annunciata resta solo sulla carta secondo gli sviluppi registrati sul campo.

Gli attacchi Usa e la disputa sullo Stretto di Hormuz

A spiegare la dinamica militare dell’escalation è intervenuto il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale statunitense. Secondo la ricostruzione fornita dagli Stati Uniti, le forze iraniane avrebbero aperto il fuoco contro navi mercantili nello stretto quasi contemporaneamente all’avvio dell’ultima serie di raid americani. Per Hawkins, questa circostanza avrebbe confermato la necessità dell’offensiva condotta da Washington per ridurre la capacità iraniana di colpire il traffico marittimo internazionale.

Lo Stretto di Hormuz resta quindi il centro dello scontro tra Teheran e la Casa Bianca, con accuse contrapposte e posizioni difficili da conciliare. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che lo stretto resterà aperto con o senza l’Iran, sostenendo che le misure adottate riguardano esclusivamente le navi o i clienti iraniani e che gli altri Paesi potranno continuare a utilizzare il passaggio. L’Iran, invece, ha ribadito la propria opposizione al controllo americano dell’area, mantenendo alta la tensione attorno a una delle questioni più sensibili del confronto.

Petrolio, mercati e timori per i tassi delle banche centrali

Le conseguenze economiche della crisi vengono osservate soprattutto attraverso il prezzo del petrolio e il possibile impatto sull’inflazione. Il riaccendersi delle tensioni tra Iran e Stati Uniti ha portato i mercati a rivedere le aspettative sulle decisioni future delle banche centrali, con particolare attenzione alla possibilità di rialzi dei tassi. La Banca centrale europea e la Federal Reserve restano così al centro delle valutazioni degli investitori, mentre Christine Lagarde affronta i nuovi rischi legati allo scenario internazionale.

Nel frattempo, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato una nuova ondata di attacchi condotta il 12 luglio contro diverse località iraniane. Secondo quanto comunicato, le operazioni hanno coinvolto sistemi di difesa aerea militari, postazioni radar costiere, capacità missilistiche e di droni, oltre a piccole imbarcazioni. Gli attacchi sono stati effettuati con caccia statunitensi, unità navali, droni aerei d’attacco e, per la prima volta, anche con droni marini d’attacco a sola andata.

La nuova fase della crisi tra Iran e Stati Uniti

La contrapposizione tra Washington e Teheran prosegue quindi su più livelli, con operazioni militari, dichiarazioni politiche e conseguenze osservate dai mercati internazionali. Il nodo principale rimane lo Stretto di Hormuz, dove si concentrano gli scambi di accuse sul traffico marittimo e sulle capacità militari impiegate dalle due parti. La situazione continua a influenzare le valutazioni economiche perché il petrolio e l’inflazione rappresentano i principali elementi di attenzione per le decisioni future sui tassi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.